il buon associazionismo: un’idea personale

Credo nell’associazionismo da sempre, a causa di una linea genetica che portava mio nonno a dire “Dove non c’è niente da guadagnare i miei figli sono i primi della fila”.
Sono quindi 25 anni che l’associazionismo lo vivo, lo osservo, lo scelgo.
E credo che abbia delle regole auree che lo portano a crescere sano. Non sempre rigoglioso, purtroppo, ma sano.

1. Un’associazione si fonda sul contributo volontario dei propri associati. Sul loro tempo, sulle loro risorse. A meno che l’associazione non assuma una dimensione tale da rendere necessaria una strutturazione che implichi delle mansioni retribuite (es. una segreteria permanente), l’associazione è fondata sulla libera scelta degli associati di non ricevere nulla di materiale dall’associazione per il proprio volontario contributo in quanto quest’ultimo è motivato dalla convinzione dello scopo e delle finalità dell’associazione stessa.

2. Se un’associazione inizia a perdere il proprio pubblico di riferimento, l’iter positivo prevede che scaturiscano all’interno dell’associazione stessa delle domande sulla comunicazione, le attività proposte, i canali scelti e se necessario si facciano dei cambi di rotta. A volte si tratta di un calo naturale, ci sta, a volte i problemi possono essere altri e questa può diventare un’occasione utile di verifica e di rafforzamento delle finalità associative.

3. Un’associazione che non dialoga con le altre associazioni, le realtà locali e l’amministrazione locale è destinata a perdere il senso dell’utilità pubblica delle proprie attività.

4. Un’associazione non è un’occasione di affermazione personale, o perlomeno, non dovrebbe esserlo, dato che non dovrebbe esserci niente da guadagnarci se non l’orgoglio di contribuire ad un progetto e di crescere umanamente. La scalata alla vetta associativa, la smania di protagonismo, la compravendita dei voti, la delineazione di “intoccabili”, le voci di corridoio, l’utilizzo strumentale dell’associazione per il proprio tornaconto personale… sono cose che mi hanno sempre fatto ribrezzo.

5. Un’associazione è un’entità positiva.
Le schermaglie tra associazioni, le attività sovrapposte, l’aggressività fanno male sia all’associazionismo sia al territorio.

6. Un’associazione cresce e matura con le persone che ne fanno parte ma non coincide con esse.

7. Un’associazione non è un vicolo cieco.
Ha una porta d’entrata e una di uscita, e devono restare entrambe aperte. Perché l’associazionismo a volte può entrare in rotta di collisione con la propria sfera personale o perché in certi momenti della propria vita semplicemente abbiamo bisogno di dedicarci ad altro. A volte per poi tornare, a volte no. Non è una colpa.

8. L’associazionismo è faticoso
Lo è sempre stato, lo sarà sempre. E’ quello che lo rende prezioso e, in una certa misura, credo lo salverà sempre.