Il mondo si è fermato. 6

(…continua da qui…)

06.03.2020

Da oggi dovremo portare le mascherine anche in sala d’attesa, l’unico momento della vita in TIPed in cui potevamo evitarci una sauna localizzata alla parte inferiore della faccia.
Samuel Andrej sarà operato a Genova, realtà ospedaliera che ha già esperienza nel tipo di operazione che il piccolo dovrà affrontare. La mamma si dichiara ansiosa ma pare più solida del padre, che sembra in totale balia degli eventi.
Emilia sta respirando in autonomia con poco supporto da parte della macchina. Il tasso di infezione da 100 è arrivato a 13 (il valore per un individuo sano è circa 6). Il drenaggio del polmone è ai minimi termini, tanto da far pensare che nei prossimi giorni lo chiuderanno.

07.03.2020


Ci comunicano all’improvviso che oggi proveranno a svegliare Emilia per estubarla: le toglieranno i sedativi e quando sarà abbastanza sveglia proveranno a lasciarle solo un tubicino nel naso.
Una decisione inaspettata, con effetto immediato, che segna un nuovo passaggio nella rinascita di Emilia. Una decisione che ci agita e ci fa intravedere la possibilità di chiudere un capitolo.
Per tutto il pomeriggio infastidisco Emilia toccandole i piedi per velocizzare il risveglio ma le mie azioni non hanno successo, resta in uno stato di dormiveglia e l’estubazione viene rimandata all’otto marzo.
Mentre torniamo a casa, con la sensazione di esserci andati maledettamente vicini, un’amica mi invia tramite whatsapp la bozza di un nuovo decreto legge che prevede che le province di Padova e Treviso siano considerate “zona rossa” del Coronavirus, con divieto di ogni spostamento in entrata e in uscita da questi e altri territori, salvo “indifferibili esigenze lavorative o situazioni di emergenza”.
Si aprono per noi molti interrogativi, oltre a quello – banale – di chi è il pirla che fa circolare la bozza di un decreto di legge.
Cosa succederà ora? Avere una figlia in terapia intensiva sarà considerato una situazione di emergenza? Ci si potrà muovere liberamente tra una zona rossa e l’altra?
Andiamo a dormire con un ronzio in testa. Mi sveglio nel bel mezzo della notte, sveglio Max e lo ammorbo con tutte le mie ansie. Max mi calma parzialmente. Ci riaddormentiamo.

08.03.2020


Oggi, per la prima volta dal 20 febbraio, non vedremo Emilia. E questo accadrà nel giorno in cui è di nuovo sveglia. Nel giorno che stiamo aspettando dal 20 febbraio.
Stanotte il decreto legge relativo alle “zone rosse” della mappa del Coronavirus è stato approvato ma come risultato si è creata una zona grigia: l’ospedale non ha ricevuto indicazioni univoche per applicarlo né può contattare uffici preposti con cui confrontarsi, essendo oggi domenica. Sono stati lasciati da soli ad interpretare una norma poco delineata e ci dissuadono dall’andare lì in questo momento: non sanno come agire e non vogliono che ci siano problemi di sorta per noi. Nel nostro caso, la complicazione aggiuntiva è costituita dal fatto che finché è in TIPed i medici non possano dichiarare che Emilia necessiti della nostra assistenza. Noi abbiamo bisogno di lei, non lei di noi.
La stessa sorte tocca a tanti altri genitori di bimbi ricoverati nelle zone rosse, e a chissà quanti altri che rientrano in qualche casistica.
Zone grigie all’interno di una zona rossa. Pardon, arancione.
Ne deriva una giornata strana, troppo lunga, con troppo sole, in cui più che mai il telefono è un arto aggiuntivo. Ma per tutta la giornata non suona.
Alle sette non reggiamo il silenzio e chiamiamo il reparto. Ci dicono che Emilia si è svegliata e sta andando tutto bene.
Emilia è sveglia e noi non siamo lì.
Avrà paura svegliandosi in un posto nuovo in cui non conosce nessuno? Si sentirà sola? Sarà spaventata? Sentirà fastidio? Si chiederà perché noi non siamo lì, e che risposta si darà?
So che è in buone mani, nelle migliori mani, ma temo l’impatto psicologico che avrà non vedendoci al suo risveglio.
La sera l’ospedale ci invia via mail un certificato in cui dichiara che Emilia è ricoverata nella loro struttura. Scarico da internet l’autodichiarazione da presentare alle forze dell’ordine qualora fossimo fermati per strada, la compilo. Prepariamo tutto quello che possiamo preparare, domani cerchiamo di tornare da Emilia.

09.03.2020

Arriviamo in reparto alle 18.30, Samuel Andrej è già in viaggio per Genova mentre i suoi genitori siedono nervosi in sala d’attesa. Stanno aspettando i risultati del tampone per il Covid19, poi partiranno per Genova pur non avendo trovato un alloggio che li accetti. Dei paria.
Pare che comunque non potranno entrare in ospedale prima di due settimane di quarantena, indipendentemente dal risultato del test.
Arrivano i risultati, negativi, ma la Questura contatta l’ospedale per comunicare che stanno preparando un documento per i genitori, e che devono aspettare ancora. Finalmente il documento arriva, e ci si può salutare davvero, augurare buon viaggio e buona fortuna.
Penso a Samuel Andrej, che sta per affrontare una nuova operazione a soli sette mesi, ai suoi genitori, a quanto il figlio che mettiamo al mondo ci scalza ai nostri stessi occhi.

Entro nella stanza di Emilia prima del Barbuto.
Emilia è bellissima e allucinata, con i suoi occhi spalancati su un mondo che non capisce.
Con i suoi occhi grandi che non vedevo da settimane.
(Sono sempre stati così grandi?)
Qualcuno le ha fatto le codine, sospettiamo sia l’infermiera delle garze a forma di cuore. Sta benissimo, sembra nata per avere le codine, saltare nelle pozzanghere e ridere a crepapelle.
Invece ha le codine ed è in piena crisi d’astinenza da sedativi, una possibilità che l’ospedale ci aveva già ventilato ma che, tramutata in realtà, diventa davvero dura.
Rivedo quasi tutto quello che ho imparato dai film sulla droga: Emilia suda, digrigna i denti, ha febbre, spasmi, la pelle crepata sulle mani. Però mi vede. Però è sveglia. Però mi riconosce, nonostante il camice verde e la mascherina.
Alterna le convulsioni a stasi che durano pochi minuti, dettate dal farmaco che le stanno dando per calmarla.
Ci avvisano che le crisi potrebbero durare 2/3 giorni, date le dosi massicce di sedativi a cui è stata sottoposta in quasi 3 settimane.
Ora bisogna tener botta, pensare che oltre tutto questo c’è il passaggio in reparto e che oltre il passaggio in reparto c’è il ritorno all’interno delle mura tra cui ora dormiamo, quelle mura che torneranno ad essere casa.
Le bacio la mano attraverso la mascherina; verranno i tempi per poterlo fare dal vivo.
Torno a casa con un magone misto a gioia.

(…continua qui…)

***
Link alle puntate precedenti
Il mondo si è fermato. 1
Il mondo si è fermato. 2
Il mondo si è fermato. 3
Il mondo si è fermato. 4
Il mondo si è fermato. 5

7 pensieri su “Il mondo si è fermato. 6

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