Un elefante?

“Ecco i tre milioni di corone, fratello. Voglio anche scusarmi per come mi sono comportato a proposito dell’eredità lasciata dallo zio Frasse.” 
Quando incontrò Bosse per la prima volta dopo trent’anni, Benny andò subito al punto. Gli porse un pacchetto con i soldi ancora prima che si stringessero la mano. Poi proseguì con tono serio, mentre il fratello ancora faticava a respirare. 
“Devi sapere due cose. La prima è che abbiamo veramente bisogno del tuo aiuto perché ci siamo cacciati in un bel pasticcio. La seconda è che i soldi che ti ho appena consegnato sono tuoi perché te li sei guadagnati. Se volessi mandarci via fallo pure, il denaro rimarrà comunque a te”.
I due fratelli erano illuminati dai fari ancora accesi del pullman giallo, davanti all’ingresso della bella dimora di Bosse nel podere di Klockaregard, nella pianura del Vastgotaslatten, circa dieci chilometri a sudovest di Falkoping. Bosse stava cercando di raccogliere i pensieri; infine disse che aveva qualche domanda da fare e chiedeva se poteva farla subito. In base alle risposte, avrebbe deciso come comportarsi in merito all’ospitalità. Benny garantì che avrebbe risposto con sincerità a tutte le domande del fratello maggiore. 
“Allora cominciamo,” esordì Bosse. 
“I soldi sono puliti?” 
“Assolutamente no,” rispose Benny. “Avete la polizia alle calcagna?”
“Probabilmente sia dei malviventi sia la polizia” spiegò Benny. Ma perlopiù dei malviventi.”
“Cosa è successo al pullman? Il muso è tutto ammaccato.”
“Abbiamo investito un malvivente a tutta velocità”
“È morto?”
“No, anzi! È sul pullman con una commozione cerebrale, qualche costola rotta, il braccio destro fratturato e una ferita profonda alla coscia destra. Le sue condizioni sono gravi ma stabili, come si suol dire.”
“L’avete portato qui?”
“Purtroppo sì.”
“C’è qualcos’altro che devo sapere?”
“Mah! Forse che strada facendo abbiamo accoppato un altro paio di malviventi, compari di quello mezzo morto sul pullman. Volevano tutti recuperare i cinquanta milioni finiti accidentalmente in mano nostra.”
“Cinquanta milioni?”
“Cinquanta milioni. A cui vanno detratte alcune spese. Per questo pullman, tra l’altro”.
“Perché ve ne andate in giro su un pullman?”
“Abbiamo a bordo un elefante.”
“Un elefante?”
“Si chiama Sonya.”
“Un elefante?”
“Asiatico.”
“Un elefante?”
“Un elefante.”
Bosse rimase un attimo in silenzio. Poi chiese: “E’ stato rubato anche l’elefante?”
“Be’, in realtà no.”
Bosse tacque ancora. Poi domandò “Pollo arrosto e patate al forno per cena. Va bene?”
“Credo proprio di sì”, disse Benny.
“Incluso anche qualcosa da bere?” chiese dall’interno del pullman una voce tremula.

(da “Il centenario che saltó dalla finestra e scomparve” di Joans Jonasson)

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