L’alieno nella pancia. IX

(…continua da qui…)

27 novembre
– 46 giorni al contatto con l’alieno

Procedura avviata, predisporre lo sbarco.
Ripeto: il comando non può essere annullato. La procedura è stata avviata, predisporre lo sbarco.

Stiamo preparandoci all’impatto con Staglieno. Nonostante la data dell’evento rimanga sconosciuta, bisogna definirne esattamente le circostanze. Queste sono le richieste, queste sono le procedure a cui attenersi. Perché tutto deve stare nei tempi, dalle prenotazioni al CUP al tempo limite concesso allo sbarco, al tempo per tornare ad essere operative nel mondo del lavoro, dal tempo dello svezzamento al tempo massimo che può intercorrere tra un movimento di Staglieno e il successivo senza provocare allarme.

Ci sono procedure, procedure, procedure, che applichiamo all’intromissione di un alieno nel nostro mondo per fingere di avere la situazione sotto controllo, per non perdere tempo a meravigliarcene.

Prima di ogni singolo arrivo c’è una lista di decisioni da prendere, di condizioni da dettare:

  • Monitoraggio dell’avvicinamento (misurazione pressione, verifica dei movimenti dell’alieno, visite di controllo)
  • Studio dei segnali per individuare lo sbarco imminente (travaglio)
  • Scelta dell’ambientazione dello sbarco (sala operatoria, acqua, abitazione privata, altro)
  • Scelta del personale presente allo sbarco
  • Disponibilità o meno a manovre di correzione alla sensibilità in caso di avaria (epidurale)
  • Disponibilità o meno all’imposizione di un tempo allo sbarco (induzione, accelerazione del processo)
  • Preparazione della traiettoria di sbarco (stretching in gravidanza, ginnastica perineale, punti di digitopressione)
  • Decisione della tempistica della cura esclusiva dell’alieno (congedo parentale, incontro di tutela legale della maternità)
  • Scelta di un nome terrestre da assegnare all’alieno
  • Scelta dell’ente a cui affidare l’alieno per l’educazione integrativa (asilo nido)
  • Rispetto di altre condizioni varie (alimentazione, abitudini)

C’erano tempi in cui l’uomo al riparo dall’inquinamento luminoso scrutava il cielo e si interrogava sull’esistenza degli alieni. C’erano tempi in cui gli alieni guidavano il contatto con una loro libera idea di preparazione.
E poi c’è stata la tecnologia, che ha aiutato gli alieni a scendere e i terrestri a calcolare il tempo dello sbarco e a dirigerlo in maniera più sicura ma ha eroso la naturalità e la meraviglia dell’evento.
Dobbiamo ringraziare – sicuramente – l’evoluzione scientifica per i suoi progressi, perché ha permesso a un numero maggiore di alieni di giungere a noi e ad un numero maggiore di organismi ospitanti di sopravvivere all’esperienza.
Ma qualcosa, tra un conto alla rovescia e una visita di laboratorio, si è perso.

E se noi terrestri non siamo stati capaci di preservare lo stupore, il mio appello è per te, Staglieno. Insegnaci la meraviglia tra gli aghi e le flebo, tra i lettini sterili e i conteggi.
Dimostraci che il cielo è ancora disposto ad insegnarci la poesia.

(… continua qui…)

***

Link alle puntate precedenti:

L’alieno nella pancia I

L’alieno nella pancia II

L’alieno nella pancia III

L’alieno nella pancia IV

L’alieno nella pancia V

L’alieno nella pancia VI

L’alieno nella pancia VII

L’alieno nella pancia VIII

4 pensieri su “L’alieno nella pancia. IX

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