L’alieno nella pancia. I.

30 giugno
– 196 giorni al contatto con l’alieno

 

Inizia tutto con gli odori. O almeno così è iniziata per me.
L’odore che il giorno prima ti trasmetteva la gioia dell’impanatura, lo sgarro impunito, lo sberleffo al pinzimonio e alla prova costume, il giorno dopo ti invade le narici con qualcosa che ha l’effetto di un waterboarding con l’olio fritto.
Entri nei locali in apnea, respiri di bocca, cerchi di affrettare il passo.
Di colpo il caffè del mattino viene interpretato dal corpo come acido muriatico.
Una forchettata di pasta in più ti provoca una ola di rutti entusiastici degna di un commensale asiatico alla fine di un pasto luculliano.

In quel momento capisci che la cabina di pilotaggio è stata manomessa: un alieno ha preso il controllo del tuo corpo.
La sindrome premestruale diventa pro-mestruale, la 4a di reggiseno sfugge alla gravità e si silicona naturalmente, dentro la pancia inizia l’iperattività di un trasloco.
“Che dici? Faccio il test di gravidanza?”
“Sì, anche se ho l’impressione che ci sia poco da testare”.
“Dici che ce la siamo cavata con un  solo mese di tentativi, in barba a qualsiasi statistica?”

Siamo in bagno, io e mio marito. Il foglietto illustrativo, che leggo con un’attenzione che di solito non dedico a questi opuscoli, dichiara sinteticamente “Piscia dalla parte giusta del test e porta pazienza, anche 5 minuti”.
Dopo 10 secondi netti le due barrette verticali svettano luminose e insindacabili.
Nella mia testa aggiungo alla scena dei led luminosi e la sirena del jackpot, che mi sembra possano completare il contesto.
Le analisi del sangue confermeranno poi: “Presente!”

Il primo trimestre di gravidanza è una sorta di lotta del corpo contro l’invasore.
L’olfatto reagisce in maniera sproporzionata, l’urina assume un odore pungente e quasi erbaceo, lo stomaco si dichiara sopraffatto con metà del cibo, i capezzoli sono perennemente in tensione, la pancia (che un giorno, incrociando le dita, sarà un delizioso e femminile pancione) assume la forma di una panzetta-da-birra.

Io nel complesso posso ritenermi fortunata, il mio corpo si è dimostrato un aggraziato cavaliere cortese. Non ho vissuto scene di getti di vomito in orizzontale in stile “L’Esorcista” e l’amica toxoplasmosi, che ignoravo di conoscere, mi ha permesso di attingere piuttosto liberamente dal listino di locali e ristoranti, potendo optare senza patemi per mortazza, tagliata o verdura cruda.

La parte faticosa del primo trimestre di gravidanza, più che sul piano fisico, l’ho vissuta nella totale mancanza di elementi utili a formare un mio giudizio, a maturare perlomeno una percezione, un’impressione di come stia procedendo.

Nelle lunghe pause tra un’ecografia e la successiva, tra una visita e successiva, il piccolo dirottatore vive una vita che non conosco.
So che il suo cuore batte molto velocemente, che ha una testa e un sedere e che punta a raggiungere i 5 cm di lunghezza, ma non so come influisce su di lui quello che faccio.
Mi rifaccio ad una serie di regole di massima dettate dal ginecologo che comprendono l’astinenza dall’alcol e dal fumo e la riduzione ai minimi termini di qualsiasi sforzo fisico, ma non ci sono in serbo per me né premi né punizioni evidente.
E’ un po’ come seguire delle norme morali per guadagnarsi il paradiso, in attesa che le 12 settimane di massimo pericolo stimato siano trascorse indenni e che il feto sia cresciuto abbastanza da poter manifestare la propria volontà di conquistare il mondo o di renderci una specie migliore.

O, perlomeno, che abbia raccolto il coraggio di farci sapere che cosa si pensa lì dentro di noi che stiamo qua fuori.

 

(… continua qui…)

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