Go North (but not that North) – 6

( …continua da qui… )
KLAIPEDA KAUNAS VILNIUS (LT) – 308 KM

Fuori dalla capitale lituana l’inglese è una lingua lontana e quasi irraggiungibile.
I cartelli stradali di pericolo attraversamento animali con l’alce che decolla fanno subito Natale.
Anche i cartelli con il pino pendente sono qualcosa di folcloristico.
La fauna locale l’abbiamo vista quasi tutta morta a bordo strada. L’alce invece nel piatto. Il cinghiale no, ci risulta stia bene.
La zuppa fredda lituana di barbabietola è l’anello di congiunzione tra l’antipasto e il dessert.
Grazie ai consigli di un amico Kaunas eravamo gli unici non lituani in una mensa di stampo sovietico con tanto di corpulente babushki con cuffia in plastica e grembiule.
Siamo riusciti a raccattare due napoletani e un genovese al monumento del IX forte a Kaunas. Italiani e spomeniki, one love.
I vecchi giocano a tavla nel parco.
I percorsi vita dei giardini pubblici, che da noi sono costituiti da travi di legno rotte e tubi di ferro piegati, in Lituania offrono la versione semplificata e puramente meccanica degli attrezzi da palestra. Vengono comunque usati dai bambini in modi alternativi, destino comune di tutti i percorsi vita.
In mezza giornata a Vilnius, per tre volte abbiamo ascoltato dei cori polifonici cantare: un coro religioso in una chiesa ortodossa, un coro di giovani che intonava i tipici sutartines in una scuola di musica e tre ragazzi che cantavano appena fuori dall’università. E non avrebbe potuto essere altrimenti, trovandoci noi nei territori che tra il 1987 e il 1991 chiesero l’indipendenza cantando e marciando (la cosiddetta “rivoluzione cantata”).
Vilnius è una città barocca e meravigliosa.
La Lituania quest’anno festeggia il centenario della prima indipendenza (quella definitiva è invece del 1991).
Nella piazza del municipio di Vilnius una schiera di donne curvy in intimo con grandi scritte su tutto il corpo aspettava il giudizio di una giuria che pareva uscita dalle foto di Lachapelle. Al lato della scena, una troupe televisiva. Sembrava, nel complesso, un misto tra una dimostrazione femen, la pubblicità della Dove e X factor Lituania.
Il locale idromele è di ottima qualità e molto beverino.
A Vilnius si vendono soprattutto ambra, lino e ceramiche.
Della Vilnius ebraica, Vilné, considerata la Gerusalemme del Nord, non rimane molto. Dei 100 mila ebrei che qui vivevano prima della seconda guerra mondiale e che costituivano quasi metà degli abitanti della capitale, più della metà sono sepolti a Paneriai, teatro di un eccidio terribile e poco noto da noi. Chi ha potuto, è emigrato. La popolazione ebrea della Lituania ora è di circa 5000 unità in tutto. Numeri ben diversi, insomma.
Uzupis è una repubblica autoproclamata di matrice utopica grande come un quartiere, con tanto di presidente, costituzione che termina con “Non vincere, non contrattaccare, non difenderti” (in realtà, confrontando traduzione inglese e russa, l’ultimo è “Non arrenderti”) e un ufficio che dalle 10 alle 18 rilascia il visto (ovviamente simbolico) della repubblica di Uzupis.
http://uzhupisembassy.eu/uzhupis-constitution/)

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