Uzbekistan – Riflessioni del giorno 8.

I biglietti di ingresso ai siti culturali hanno prezzi differenziati per i cittadini uzbeki e i foresti (rapporto 1:2, 1:3), su modello sovietico.

Gli studenti indossano camicia bianca e pantaloni o gonna nera. Di conseguenza, ai camerieri tocca indossare anche il gilet per essere identificati.

I giovani amoreggiano nei luoghi culturali, non ai giardini​ pubblici come da noi.

Il museo Lenin ora è il museo di storia uzbeka. Dato che un museo di propaganda sovietica era incompatibile con il nuovo percorso di indipendenza del paese, il museo è stato “purgato”. Il risultato è che il primo piano è un’esposizione con dei buchi storici di secoli (tipo: mancano il dominio zarista, l’epoca sovietica…) e il secondo piano è propaganda dell’ex presidente uzbeco.

Qui McDonald’s e simili non sono entrati ma in compenso Nestlé e CocaCola hanno preso tutto, anche il mercato delle acque in bottiglia.

Quando fa caldo le vasche davanti al circo diventano una piscina per bambini.

Secondo l’adorabile modello sovietico, qui in ogni hotel ti danno un pezzetto di carta, chiamato registracija, che attesta la tua permanenza. Poi devi mostrarli tutti al poliziotto dell’aeroporto a mo’ di compiti per le vacanze.

I loghi non sono di chi ne ha il copyright ma di chi li utilizza creativamente. Abbiamo visto locali che reinventavano i loghi di Wella, Algida, Fanta, Bugatti, Disney, Giorgio Armani…

Qui accettano dollari ed euro ma non hanno alba del cambio.
Aneddoto a riprova:

Ultima sera in Uzbekistan. Abbiamo 7.000 som (circa 2€), 10$ e qualche centinaio di euro. Decidiamo di liberarci dei dollari (che non sappiamo quando avremo occasione di utilizzare) e dei som, che non si possono esportare. Chiediamo al fish&bread (sic!) vicino al b&b se accettano dollari.
Skol’ko, quanti?, si informano.
10.
Da, prinimaem. Sì, li prendiamo.
Sommando gli importi del menù arriviamo a produrre un ordine per circa 30mila som, 7$ circa.
Consumiamo e andiamo alla cassa.
“Paghiamo in dollari, ci eravamo messi d’accordo con… ”
“Sì, sì… Piaciuto il cibo?”
“Sì, molto. Ecco”
Consegniamo i 10$. Il cassiere li prende, conta una mazzetta di som di resto e ce la porge. Prendiamo, ringraziamo, usciamo.
“Per curiosità, quanti som abbiamo ancora da spendere?”
“Qui avevo 7.000 som e poi ci sono quelli che mi hanno ridato prima… aspetta che conto… 50.000?!?”
Rientriamo nel locale e facciamo presente al cassiere che ci ha reso troppi soldi. Lui li riprende, li conta nuovamente e ci assicura che il resto è corretto. Proviamo ad insistere, ma davanti alla sicurezza dell’indigeno li riprendiamo e li mettiamo in saccoccia. Riepilogando: avevamo 10 dollari, ne abbiamo spesi circa 7 e ce ne hanno ridati più di 10!
Abbiamo 4 ore e mezza per spendere 57.000 som, il corrispettivo di una cena per due.
È una partita a Crack e noi ci sentiamo i nigga dei video hip hop con le banconote svolazzanti in mano e i catenoni d’oro.
Non so se vi è mai capitato di avere in mano più soldi di quelli che è realisticamente possibile spendere, a me è successo solo andando verso est.
Investiamo il capitale in beni rifugio: frutta secca, halva e kasha.
Avanziamo comunque 1000 som, 25 centesimi di euro.

Ci arrendiamo.

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