Uzbekistan – Riflessioni del giorno 1.

TASHKENT.

Il viaggio di nozze è iniziato con un uragano che ha provocato 11 morti, decine di feriti e tre ore di ritardo del nostro volo per Tashkent. Ci sembrava di percepire il comandante di Aeroflot un po’ in tensione durante l’atterraggio a Mosca, in effetti.

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La nostra aspettativa di uzbeki villosi e barbuti, derivante dall’immagine mediatica dell’islamico mediorientale, è crollata di fronte alla consapevolezza che in tutta Tashkent solo mio marito ha la barba. Al massimo, a portare la barba è qualche sparuto anziano che ha già compiuto il pellegrinaggio alla Mecca, ci spiega in un ottimo italiano Shokhrukh, la nostra giovane guida. “Poi non si usa qui, fa estremista islamico, di quelli un po’ invasati”. Ottimo, abbiamo portato l’esemplare “turista” al livello di non-integrazione successivo.

Dimenticate la U. Si dice Ozbekiston, Tashkont, ayron. Abbiamo imparato tutte le vocali sbagliate.

Italiano = tifoso della squadra coinvolta in quel momento nella Champions League. Nello specifico, per noi era Italiano = Juventus. Però ce l’avevano già suggerito che le avremmo prese comunque dal Real Madrid.

Le macchine in strada si compongono di un 30% di reperti dell’epoca sovietica tenuti con tutti i crismi (Lada, UAZ, Moskvic…) e un buon 70% di Chevrolet, dato che esiste un accordo tra l’amministrazione uzbeca e la casa automobilistica americana. Qui vengono prodotte le Chevrolet per il mercato africano, mediorientale, asiatico.

Esistono molti tipi di mandorle. Ed effettivamente il gusto cambia. 
Al mercato puoi assaggiare da ogni bancarella e uscire pranzato.

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Le babushki, le vecchiette, qui le vestono di azzurrino e le impiegano nella pulizia dello spazio verde, mettendo loro in mano degli strumenti efficaci di lavoro come secchiello e forbicine da unghie. Però poi è tutta una locandina con le pubblicità progresso sugli anziani.

Denti d’oro, prezzemolo e aneto ovunque.


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