Wedding survival

La costruzione di un amore, ovvero come sopravvivemmo al nostro matrimonio

Tutto inizia dalla proposta di matrimonio, e qui si apre un mondo: dichiarazioni in casa (tipicamente sul divano), dichiarazioni in macchina con rischio incidente, dichiarazioni al ristorante, dichiarazioni all’aperto in posti romantici o significativi.
Qui ognuno esprime la propria natura o le aspettative dell’altro. Se chi fa la proposta ha una buona capacità di ascolto e di attenzione, il luogo scelto per la proposta di matrimonio appare naturale, inserito nella relazione, quasi l’unico possibile. Il mio compagno, che è cintura nera di osservazione, ha scelto il contesto perfetto per noi: il viaggio. (Poi mi ha messo l’anello al dito prima che io rispondessi, ma questi son dettagli…)

Ecco. La parte romantica del pre-matrimonio finisce più o meno qui, nella fase anello-tachicardia-sì lo voglio-bacio. Poi inizia l’intermezzo malefico tra la proposta e il matrimonio: l’organizzazione dell’evento.

La pianificazione del matrimonio è uno di quei temi su cui Internet crea dei gorghi deleteri, come malattie vaccini e scie chimiche. Scarichi una app specifica che ti assegna oltre 150 compiti da portare a termine e una tempistica che stai già sforando, ti iscrivi a newsletter che settimanalmente ti mostrano le tendenze 2017 in fatto di temi e colori, ti fai l’account su Pinterest. In tempo zero ti convinci che in nove mesi non ce la potete fare, che nessuno è mai riuscito a spendere meno di 20mila euro per un matrimonio e che se non organizzi iSpy i tuoi invitati non sapranno come tenersi impegnati durante festa.

Poi, per fortuna, l’assennato mondo reale entra a gamba tesa e ti ricorda che per sposarsi bastano un celebrante, un luogo, un orario e due testimoni e che se non vuoi separarti prima del matrimonio è meglio che ti dia una calmata.
Senza entrare troppo nei dettagli, ecco alcune cose che ci (e mi) hanno permesso di arrivare al matrimonio un po’ stanchi ma non sclerati, di risparmiare e soprattutto di goderci quella che dicono essere la giornata più importante della vita.

Pianificazione e tecnologia

Nel nostro caso si tratta soprattutto di forma mentis, ma una certa visione d’insieme aiuta molto. Il nostro partner tecnico è stato Google: Google Calendar per fissare gli appuntamenti, 23 Fogli di Google Drive per segnare entrate, uscite, preventivi, tabella di marcia, invitati, azioni compiute.
Se Google fosse fallito nei nove mesi precedenti il nostro matrimonio, io ero fottuta. Forse non mi sposavo nemmeno. Ma per fortuna Google sta bene.

Fai da te

Il fai da te non taglia in maniera davvero significativa le spese di un matrimonio ma le limita, ti restituisce il senso della scelta e crea un piacevole diversivo per svuotare la testa. La nostra scelta più singolare e significativa in questo senso è quella di forgiarci le fedi nel laboratorio orafo di una cooperativa di Milano, Atelier UrOburo.

Scambiare, chiedere, delegare

Abbiamo amici che per diletto o lavoro sanno fare meglio e più rapidamente di noi delle attività che servivano per il matrimonio. Correggere grafiche, impaginare, fare foto, disegnare, allestire l’angolo fotografico, cantare, sistemare gli impianti audio e fonicare.
Abbiamo chiesto loro, anche come regalo, di prendersi cura in vario modo di un pezzetto di matrimonio. Ha funzionato e noi siamo stati alleggeriti di diverse incombenze.

Prendersi delle pause tecniche

Un matrimonio è un secondo lavoro. Forse quasi un figlio. Diventa il principale argomento delle conversazioni, la principale occupazione extra-lavorativa. Insomma, si allarga. A tavola, al telefono, in camera da letto…
Se non lo si mette da parte per qualche giorno di tanto in tanto si viene spazzati via dalla marea rossa di Shining.

Prendersi dei giorni di ferie o almeno dei ROL

Indispensabile per non dare di testa, soprattutto gli ultimi giorni.

Alternare internet e mondo reale

Come lavorano nel tuo territorio i catering, i ristoranti, le fiorerie, ricevere consigli di diplomazia, di burocrazia, di bon ton, le buone prassi. Internet in questo non può esserti di supporto, la gente che conosci sì. E ti vuole più bene.

Andare “a pelle”

Non ci sono formule magiche, regole universali, tradizioni da rispettare a tutti i costi. Ci sono milioni di bivii tra naturale e pomposo, tra tradizionale e alternativo, tra formale ed informale. E per indovinare la combinazione bisogna andare un po’ a sentimento. Noi abbiamo scelto in base ai preventivi ma anche in base alla lunghezza d’onda, alle impressioni, alla fiducia. E abbiamo anche avuto culo, lo ammetto.

E soprattutto… tarare su di sé

Max odia le cravatte, io non mi sono mai sentita a mio agio con l’idea di trascinare a peso morto chili superflui di vestito. Mi mettono tristezza le cerimonie in cui canta solo il coro. Odiamo i tempi morti del servizio al tavolo tipici dei matrimoni e non poterci sedere con chi ci pare e piace. Siamo innamorati degli alberi secolari e siamo soliti camminare scalzi. Morale della favola: io ero una sposa con il vestito corto e lui uno sposo senza cravatta, i canti della messa erano curati ma noti, la composizione dei tavoli non era prestabilita e il servizio era a buffet in un parco meraviglioso.

Forse un wedding planner non ci avrebbe dato la sua suprema benedizione, ma abbiamo avuto la giornata rilassata, leggera e affettuosa che volevamo. E ci è parsa una buona partenza e un buon augurio per il resto della nostra vita.

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