Stay Balkan. 11a parte

Anno 2015: “Ma siete stati a Belgrado e non siete andati al mausoleo di Tito?”
Anno 2016: nel tracciato di viaggio viene inserita d’obbligo una nuova tappa a Belgrado.
Il mausoleo di Tito si chiama in realtà Kuća Cveća (Casa dei fiori) e fa parte di un complesso di edifici costruiti tra gli anni 60 e gli anni 70 che oggi comprende il Museo 25 maggio, il Museo vecchio e, appunto,  la Casa dei fiori.
L’area in cui sorge il complesso è il quartiere Dedinje, uno dei quartieri “bene” di Belgrado, che ospita anche la casa della squadra calcistica Stella Rossa Belgrado, lo stadio intitolato a Rajko Mitić.
Il “Museo della storia jugoslava”, di cui la Casa dei fiori fa parte, è nato vent’anni fa inglobando il memoriale “Josip Broz Tito” e il “Museo della Rivoluzione delle nazioni jugoslave e delle minoranze etniche” e raccoglie attualmente oltre 200.000 pezzi che raccontano la storia jugoslava del 20esimo secolo.
Gli stabili sono preceduti da una fontana in attività e una fiamma eterna spenta.

Il cuore del museo è, almeno per noi, Kuća Cveća, costruita nel 1975 quando il maresciallo Tito era ancora in vita. Il titolo di casa dei fiori, che potrebbe sembrare una posticcia copertura di un passato scomodo, è in realtà l’appellativo di uno spazio pensato come un giardino invernale dove Tito poteva dedicarsi alle sue attività in silenzio e raccoglimento.
Secondo la volontà espressa dal maresciallo, quest’area ospita oggi la tomba di Tito, che negli anni ’80 era meta di migliaia di nostalgici.

Dopo una fase di declino negli anni Novanta, la casa dei fiori ha ricominciato a ricevere numerosi visitatori provenienti dall’area dell’ex Jugoslavia ma anche migliaia di turisti stranieri affascinati dalla complessa figura del Maresciallo.
Il funerale di Tito fu uno dei fatti storici più importanti del 20esimo secolo, che riuscì nel 1980 a raccogliere delegazioni da oltre 128 paesi del mondo. Una mappa mondiale esposta nella casa dei fiori mostra nel dettaglio gli stati che, con rappresentanti formali o informali, parteciparono al funerale del capo di stato.
La mappa, che non ho fotografato in loco ma Wikipedia riporta qui, è impressionante. Guardandola ho pensato “Ma quelli che non sono andati al funerale di Tito, avevano idea che mancavano solo loro?”. Hai presente quando ti dicono “Vieni, ci siamo tutti”, tu non ci vai e poi c’erano tutti davvero?
Vicino alla mappa sono conservate inoltre copie delle lettere e dei telegrammi di condoglianze e di ricordi giunti da tutto il mondo.
La morte di Tito, come congelò i giocatori di Hajduk – Stella Rossa Belgrado, riuscì a zittire per qualche ora la guerra fredda e la politica dei blocchi e unire ancora per qualche istante quel mondo non allineato che si sarebbe poi violentemente disgregato.

La casa dei fiori, nelle stanze adiacenti al giardino, raccoglie centinaia di štafete che venivano tradizionalmente portate a Tito il 25 maggio, Den Mladosti (giorno della gioventù) nonché compleanno del maresciallo. Le štafete sono bastoni dalle forme stravaganti e variegate che richiamano in vario modo le caratteristiche del territorio o del gruppo da cui l’oggetto è stato ideato (volontari, realtà rurali, mestieri…). La staffetta dei giovani partiva tradizionalmente da una delle repubbliche della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia e terminava, appunto, con la consegna della medesima nelle mani di Tito e con le celebrazioni. Il rituale della consegna della štafeta sopravvisse sette anni alla morte del festeggiato e poi cadde nel dimenticatoio.

Usciti dalla casa dei fiori procediamo verso il Vecchio Museo e incrociamo una nota figura che passeggia…

Il Museo Vecchio è un edificio ideato dall’architetto Branko Bon nel 1964 ed è una sorta di enorme magazzino-vetrina dei regali giunti a Tito da tutto il mondo nel corso degli anni. Si può percorrerla nel verso giusto o a ritroso, come abbiamo fatto noi. E’ la differenza tra vedere un film che segue il senso cronologico o è montato tutto a flashback. Il senso lo capisci lo stesso, però alla fine.

Il Museo Vecchio contiene migliaia di reperti che raccontano la storia dell’ex Yugoslavia e dell’ascesa di Tito, le divise del maresciallo, i guardaroba da viaggio, il microfono del discorso alle Nazioni Unite… Tra i pezzi più pregiati nel museo si può apprezzare una spada Tanto  del 14esimo secolo, un costume tradizionale del 1870 proveniente da Prizren, in Kosovo, e una gusla (strumento a corda singola) di pietra.

Un altro aspetto altrettanto interessante del Vecchio museo è la presenza di oggetti e fotografie che raccontano la quotidianità della popolazione durante il regime di Tito: le opere architettoniche, la vita nella strada, i lavoratori, la popolazione comune, le celebrazioni (curiosamente, molte sono le locandine dedicate all’otto marzo), le armi rubate al nemico, giochi, i passatempo costruiti durante la prigionia…
Un oggetto da cui siamo rimasti particolarmente colpiti e a cui ci siamo affezionati immediatamente è una specie di allegro chirurgo matematico in cui bisognava abbinare una moltiplicazione al suo prodotto.
Non l’abbiamo visto in funzione ma ci siamo immaginati che quando l’associazione era corretta gli occhi del robottino si illuminassero. E magari che riproducesse anche un suono o una musica celebrativa.

Il Museo 25 maggio è l’edificio più povero di contenuti tra i tre. Venne costruito nel 1962 a partire dal progetto dell’architetto Mika Janković come regalo della popolazione Belgrado per i 70 anni di Tito.
Al momento della nostra visita, il museo 25 maggio esponeva una mostra temporanea dedicata ai nostri amati spomeniki jugoslavi e ad un ipotetico percorso di turismo alternativo ad essi dedicato. Il materiale in lingua inglese era discretamente copioso: 7 fogli A4 con tanto di mappa geografica.
Eravamo comunque abbastanza preparati sull’argomento da poter riconoscere molti dei monumenti raffigurati e la loro collocazione. E da decidere di includerli nei nostri prossimi viaggi.

Di per sé il Museo della storia jugoslava (MIJ) è un luogo interessante e curioso ma non molto amichevole verso il pubblico non autoctono: i video della collezione stabile del museo non prevedono sottotitoli in lingua inglese né sono doppiati, i materiali del Museo 25 maggio vengono intuiti, più che capiti, da chi non conosce la lingua delle didascalie.
Ciononostante, il guestbook era pieno di dediche in italiano.

Non so dire che cosa porti così tanti italiani a visitare il Mausoleo di Tito oggi, se la curiosità verso uno stato vicino che aveva scelto un percorso così diverso dal nostro o i buoni legami che nel complesso i due popoli hanno sempre avuto. O forse perché quel 4 maggio 1980 ha cambiato la storia dell’Europa più di quanto in quel momento ci si aspettasse.

Insomma, vaš Tito.  Ma anche un po’ naš.

***
Link di approfondimento:
Articolo di Why don’t we dialogue, blog di Roberto Catalano, , Co-responsabile del Centro Internazionale per il Dialogo Interreligioso del Movimento dei Focolari a Rocca di Papa
Il sito del Museo della Yugoslavia
ll video del funerale di Tito

***

Link alle puntate precedenti del racconto di viaggio:

Stay Balkan. 2808. – Prologo
Stay Balkan 1 – Niš
Stay Balkan 2 – Niš
Stay Balkan 3 – Buzludzha
Stay Balkan 4 – Sofia
Stay Balkan. Intervallo
Stay Balkan 5 – Skopje
Stay Balkan 6 – Skopje
Stay Balkan 7 – Krusevo
Stay Balkan 8 – Ohrid
Stay Balkan 9 – Intervallo ad Ohrid
Stay Balkan 10 – frontiera serbo-macedone

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