Stay Balkan. 10a parte

Frontiera macedone-serba. Temperatura percepita: 220° con grill. La coda per passare il confine macedone e la coda per entrare in territorio serbo si sono fuse in un unico codone-bazar in cui puoi comprare cd piratati di Ceca, trovare vecchi in carrozzina coperti da strati di pile in centro strada, incrociare giovani donne rom che portano bambini sulla spalla a mo’ di sacco di patate.
In questo marasma ci troviamo bloccati all’altezza del poliziotto macedone con poche prospettive di avanzamento.
Il poliziotto ritira i passaporti, tenta variamente di pronunciare Maksimiljano Dospiina, ci restituisce i passaporti e guardando la barba di Max commenta con disappunto “No, Isis not good”, no, Isis no buono.
Ci mostra nel giornale che sta leggendo la foto di un bambino siriano coperto di fango e sangue e continua a scuotere la testa.
Noi restiamo lì, la fila non avanza e il poliziotto non può controllare i documenti della macchina alle nostre spalle.
“Zingara… italiano… Eva…”
Il poliziotto macedone tenta di attirare la nostra attenzione e di coinvolgerci in qualcosa che in un primo momento non riusciamo a capire. Un quiz? Un indovinello?
“…kao Riblja Corba”, prosegue imperterrito.
“Music? A band?”
“Da, band!”
Ancora non mi capacito di come tra tante band famose a livello mondiale come i Beatles o i Queen, questo sia andato a pescare (scusate il gioco di parole) i Riblja Corba, una rockband serba totalmente sconosciuta oltre i confini dell’ex Yugoslavia. E tanto meno mi capacito della facilità con cui abbiamo indovinato cosa intendesse dire. Il poliziotto sta cercando di coinvolgerci nella risoluzione delle parole crociate e in una definizione che noi, in quanto italiani, dovremmo capire immediatamente.
E invece non ne veniamo fuori… Da quando in qua abbiamo band tzigane in Italia (e per di più conosciute in Macedonia ed ignorate in madrepatria)?
Arriva un secondo poliziotto, a cui il primo spiega la crisi ludico-diplomatica in cui ci troviamo.
“Maksimiljano, Maksimiljano…”
Il poliziotto che ci ha controllato i passaporti deride bonariamente Max, giudicato colpevole di ignoranza musicale.
Max decide di riscattarsi e chiede “How many letters?”, quante lettere?
Il secondo poliziotto conta in macedone fino a devet e traduce “Nine”, nove. Poi aggiunge “but before 3 and there is a V”, prima ce ne sono altre tre e c’è una V.
V… 3 lettere… zing…
“IVA ZANICCHI!!!” esclamo
“Iva Zanicchi!” scrive soddisfatto il poliziotto. “Bella donna!”
“Eh, bella donna una volta…” borbotta Maksimiljano.
La fila procede, possiamo continuare verso la frontiera serba avendo salvato l’onore della cultura italiana.
Il poliziotto ci saluta scandendo un italianissimo “Arrivederci”

Iva Zanicchi al festival di Sanremo del 1969

***
Link alle puntate precedenti del racconto di viaggio:

Stay Balkan. 2808. – Prologo
Stay Balkan 1 – Niš
Stay Balkan 2 – Niš
Stay Balkan 3 – Buzludzha
Stay Balkan 4 – Sofia
Stay Balkan. Intervallo
Stay Balkan 5 – Skopje
Stay Balkan 6 – Skopje
Stay Balkan 7 – Krusevo
Stay Balkan 8 – Ohrid
Stay Balkan 9 – Intervallo ad Ohrid

4 pensieri su “Stay Balkan. 10a parte

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