Stay Balkan. 7a parte

(…continua da qui…)

Lasciamo Skopje in un 14 agosto dimentico dall’allerta traffico, del bollino nero e delle partenze intelligenti che risuonano nei telegiornali italiani alla vigilia di ferragosto.
L’A1 con direzione Atina (Atene) è scarsamente popolata di esseri umani che non siano i casellanti, così frequenti da non permetterti neppure di avvicinarti al limite di velocità consentito.
I pagamenti sono continui, irrisori e sfavorevoli all’euro. Fastidiosi, insomma.
Noi, che ormai siamo al quarto giorno in terra macedone e abbiamo il braccino corto da universitari fuori sede, paghiamo in dinari, con un certo disappunto dei casellanti.
Usciamo dall’autostrada a Prilep e ci troviamo in un paesaggio da America della raccolta del tabacco e del cotone.

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Kruševo , la nostra prima tappa, si trova poco oltre la metà della strada che distanzia la cartonata Skopje dalla Jesolo macedone, Ohrid.
Oltre ad essere la città più alta dei Balcani, Kruševo si trova nei sussidiari macedoni anche per la storia dell’omonima Repubblica, durata 10 giorni e repressa nel sangue.
Nel 1903 la Macedonia si trovava da quasi cinque secoli sotto il dominio ottomano. Da alcuni anni una serie di rivolte spontanee avevano dato vita all’Organizzazione rivoluzionaria macedone e avevano creato le basi intellettuali per un movimento di liberazione nazionale aperto a tutte le fedi e provenienze geografiche.
La rivolta partì dal distretto di Bitola il 2 agosto, Festa di s. Ilija e si espanse verso Kruševo, liberata dal dominio turco il 3 agosto. In pochi giorni dalle rappresentanze delle principali nazionalità del territorio vennero eletti i membri del nuovo governo della città, che quasi in tempo reale formò una commissione interna, una commissione dedicata al cibo, una commissione civile, una commissione dedicata al vestiario, una commissione per le riforme finanziarie.
Allo stesso tempo fu steso il manifesto degli obiettivi e delle prospettive auspicate dal movimento.
Quando hai i turchi sulla soglia, insomma, la burocrazia diventa snellissima.

I turchi risposero in modo altrettanto efficiente. A sei giorni dalla presa di Kruševo il corpo principale dell’esercito turco in Macedonia (circa 10mila truppe turche) iniziò a marciare contro i 1200 insorti. Il 12 agosto circa 20mila truppe ottomane circondavano la Repubblica di Kruševo, tanto per trasmettere un filino di pressione psicologica ai macedoni.
Il governo della Repubblica decise di non arrendersi  e di resistere fino alla prevedibile fine, che arrivò alla sera del giorno stesso, segnata da saccheggi ed esecuzioni.
La Repubblica di Kruševo, nella sua brevissima e stakanovista esistenza, rimane uno degli episodi cardine della resistenza macedone e una delle più forti immagini dell’orgoglio e della caparbietà di questo popolo.

L'immagine può contenere: albero, pianta, cielo, spazio all'aperto e natura

Statua sulla collina di Meckin Kamen, a ricordo della strenua resistenza della Repubblica di Kruševo

Ancora una volta, vorrei poter dire che a spingerci a Kruševo era stata la nostra profonda conoscenza storica e il desiderio di approfondire l’esistenza dell’omonima Repubblica.
Ancora una volta, in realtà, quello che ha determinato la nostra rotta automobilistica è stata la presenza degli spomeniki.
Il Makedonium o “Iliden” è uno spomenik costruito nel 1974 su progetto della coppia di architetti Jordan Grabuloski e Iskra Grabuloska e dedicato alla commemorazione della rivolta di cui scrivevo sopra.
Per gli avventori della pagina Google immagini risultanti dalla ricerca “spomeniki ex Jugoslavia”, il Makedonium è quello pacioso.
Tra decine di monumenti appuntiti, frammentati e rigidi spicca questo monumento morbido, la cui forma ricorda una di quelle palle di gomma con cui i cani giocano e che riportano, ben sbavate, ai propri padroni.

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Il Makedonium/Iliden di Kruševo

La forma del Makedonium è in realtà un evidente rimando alla forma della mazza chiodata, simbolo della resistenza e autorità della Repubblica di Kruševo.
All’entrata del complesso lo stesso concetto è richiamato anche da raffigurazioni in cemento di catene spezzate (che non ho però fotografato).

L'immagine può contenere: cielo, nuvola, erba, spazio all'aperto e natura

L’anfiteatro antistante al monumento

Nell’agosto 2016 il Makedonium si trovava in restauro, elemento di assoluta novità rispetto ai monumenti celebrativi visti in precedenza, che godevano di ben poca manutenzione.
La tutela del Makedonium ha un prezzo: 60 dinari macedoni (1 euro) per i foresti e 30 per gli autoctoni. Su consiglio di un ragazzo macedone (ma con auto targata Italia) pronunciamo un malfermo “Dobar den. Dva” e otteniamo un risparmio del 50% sul costo d’ingresso.
Scopriamo, una volta all’interno dell’edificio, che la manutenzione è necessaria e doverosa anche per la presenza, sotto l’edificio, della tomba di Nikola Karev, presidente della storica Repubblica di Kruševo.

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fiamma eterna e tomba di Nikola Karev (Никола Карев, 1877-1905)

In generale, l’interno del monumento ripaga sicuramente il prezzo del biglietto, anche nella sua versione più costosa. Oltre alla paciosità di cui sopra e la sua rilevanza storica, il Makedonium risulta esteticamente piacevole anche in virtù delle sue vetrate colorate e dei rilievi geometrici sulle pareti.
Nulla però è lasciato al caso: le quattro vetrate rappresentano la ciclicità delle stagioni mentre i rilievi simboleggiano le epoche della Macedonia dai tempi antichi all’indipendenza passando per l’occupazione turca e le lotte per l’autoaffermazione.

L'immagine può contenere: spazio al chiuso

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Ciò che in definitiva risulta particolarmente interessante del monumento è il fatto che rappresenta in qualche modo la distanza fiera con cui i macedoni guardavano sia all’impero ottomano che a quello degli slavi del sud.
Quella stessa distanza che poi è stata trasposta nella relazione con la Repubblica federale socialista di Jugoslavia, che i macedoni non ricordano di buon occhio soprattutto per la mancata autorizzazione del maresciallo Tito al tentativo di annessione dell’altra metà della Macedonia storica, che si trova in territorio greco
In una recente inchiesta del portale Tportal, risulta che mentre il 71% dei serbi e il 68% dei bosniaci soffre di ostalgija, solo il 45% dei macedoni si rammarica dei tempi andati.

(…continua qui…)

***
Alcuni link di approfondimento:

La repubblica di Krushevo, articolo di Makedonian Life
Un interessante contributo sul Makedonium tratto dal sito Laputa.it

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Link alle puntate precedenti del racconto di viaggio:
Stay Balkan. 2808. – Prologo
Stay Balkan 1 – Niš
Stay Balkan 2 – Niš
Stay Balkan 3 – Buzludzha
Stay Balkan 4 – Sofia
Stay Balkan. Intervallo
Stay Balkan 5 – Skopje
Stay Balkan 6 – Skopje

7 pensieri su “Stay Balkan. 7a parte

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