Stay Balkan. 6a parte

(… continua da qui…)

Dicono che Skopje fosse una città meravigliosa, in cui Stara Čaršija (il bazar) e kale (la fortezza) convivevano con la singolare architettura moderna di Kenzo Tange, l’architetto giapponese incaricato di ricostruire la città dopo il terremoto del 1963.
La prima volta che ho incrociato Skopje è stato nel cartonato A2 di “Viaggio in Europa”, il gioco degli anni 80 che concentrava tutta la geografia importante tra il Portogallo e i Paesi Baltici.
La Macedonia si trovava in basso a destra, inclusa nel tabellone più che altro per garantire ai bambini uno spazio geometrico rettangolare in cui poter spingere i propri orizzonti.
Era l’epoca in cui il socialismo era come l’universo, direbbero gli Offlaga: in espansione.
Io purtroppo non ho visto quella Skopje, ma quella post-apocalittica del cartongesso e dei led: la città-scenografia del progetto Skopje 2014; quella che se saremo fortunati non reggerà agli agenti atmosferici.
Sebbene questa immagine sia quella che resta predominante nel mio ricordo di Skopje, cercherò di fare uno di quegli esercizi un po’ spiritual-cheap che Rob Breszny assegna ai suoi lettori nella rubrica dell’oroscopo della rivista Internazionale e riportare alcuni degli aspetti piacevoli della capitale macedone.
Per maggiore verosimiglianza, ho anche scritto il mio oroscopo.

Acquario
20 gennaio – 18 febbraio
“Quando compii 10 anni, mio nonno Wilfred mi consegnò un diario bianco, accompagnando il gesto con queste parole: “La memoria è preziosa, Rob, ma non è sempre saggia. I momenti di bellezza che più vorremmo trattenere a volte sono i primi che cedono il passo ai ricordi del dolore subito. Trattieni qui ciò che non vuoi sia eroso, anche se questo vuol dire ingannare la tua memoria”.
E tu, Acquario, che bellezza vuoi conservare di Skopje nel tuo quadernino immacolato?”.

Grazie dell’imbeccata, Rob. Ecco la lista:

Il bazar più grande dei Balcani, che offre molto oro, cibo, scarpe con i tacchi a spillo e vestiti appariscenti

La vitalità serale dei locali della capitale

Gli edifici massicci ma morbidi ideati da Kenzo Tange

Il microbirrificio artigianale

La moschea Mustafa Pasha, la chiesa di San Clemente di Ohrid

Il ponte di pietra, l’unico ponte a Skopje a varcare il Vardar con dignità storica

Il fegato assaggiato in un locale illuminato da neon e faretti

Le comitive di cani e gatti randagi e le loro cortesi regole sociali (“Aspettiamo Bobi!” “E’ arrivato Bobi, dai che andiamo!”)

I rom, che pur rispettando il cliché del “vivere di espedienti”, sembrano una componente imprescindibile della popolazione e della città, avendo anche un proprio quartiere ben caratterizzato

Il museo della resistenza, che spalanca davanti agli occhi dei visitatori secoli di inaspettati movimenti di resistenza di matrice socialista e anarchica, aneliti di internazionalismo, suicidi come atto d’onore, un forte desiderio di unificazione con una parte della Grecia, un non troppo celato rancore nei confronti di chi ha fatto cambiare nome e bandiera, gli accordi con la Nato per non essere invasi dalla Serbia.

(Ci ho provato, Rob, ma nel quadernetto io come prima frase ci avrei scritto “In culo Skopje 2014”)

post office skopje brutal architecture

(… continua qui…)

***
Alcuni link di approfondimento:
L’architettura di Kenzo Tange a Skopje
Il quartiere rom di Šuto Orizari
Museo della resistenza macedone 

***
Link alle puntate precedenti del racconto di viaggio:
Stay Balkan. 2808. – Prologo
Stay Balkan 1 – Niš
Stay Balkan 2 – Niš
Stay Balkan 3 – Buzludzha
Stay Balkan 4 – Sofia
Stay Balkan. Intervallo
Stay Balkan 5 – Skopje

9 pensieri su “Stay Balkan. 6a parte

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