Stay Balkan. 5a parte.

(… continua da qui…)

“Conoscete già il progetto Skopje 2014, vero?… intendo dire… sapete cosa sta succedendo qui in città…ehm… sì, che ci sono stati molti cambiamenti intendo…”
Goran palesa un certo imbarazzo nell’introdurci la sua città. Seduto di fronte alla mappa che regala agli ospiti del suo bed&breakfast, si preoccupa di prepararci psicologicamente a quello che vedremo e che, evidentemente, tema ci possa sconvolgere o perlomeno deludere.

Capiamo così che “Skopje 2014” è il nome ufficiale di quel progetto di chirurgia plastica che sta botulinizzando il volto della capitale macedone e di cui abbiamo letto in vari articoli della stampa britannica.

Alla nostra ammissione di consapevolezza Goran appare rassicurato, non toccherà a lui disilluderci.

La sera del nostro arrivo a Skopje il forte vento e l’orario tardo ci impediscono però di raggiungere il centro storico, per cui ci limitiamo ad osservare dalla periferia la città attraversata da fasci di luce colorata e dominata dalla Millenium Cross.

Solo il giorno successivo, dopo un’abbondante colazione a base di pita, riusciamo ad affrontare la Skopje del cartongesso e dei led e quella vergine del bazar.

“Skopje 2014” è il progetto di rinnovamento dell’immagine della città che a partire dal 2010 ha stravolto  il centro storico con una brutale opera di edilizia neoclassica e con la sistematica cancellazione dello stile architettonico socialista che caratterizzava la città.

Questo rinnovamento ha visto un impiego di risorse economiche ed umane difficile da quantificare ma sicuramente gravoso per uno stato con uno dei PIL pro capite più bassi di Europa. A fronte di un PIL nazionale di 21mila milioni di euro, il costo di “Skopje 2014” ha superato i 600 milioni di euro e non accenna a rallentare la sua corsa.

Questa spesa immane è stata giustificata a livello ideologico con la volontà di un ritorno agli antichi fasti dell’impero macedone e dell’affermazione della sua storia (in particolar modo, della paternità sulla figura di Alessandro Magno). A livello economico, è giustificata da un sistema di corruzione e clientelismo che coinvolge grandi aziende nazionali vicine all’attuale amministrazione.

Il progetto si inserisce a livello storico in un clima di tensione mai placata con la Grecia, che annovera nei propri confini alcuni territori tradizionalmente abitati da macedoni e che nel 1991 ha di fatto costretto la Macedonia a rinunciare al proprio nome (oggi per l’ONU è FYROM, Former Yugoslav Republic of Macedonia) e alla  propria bandiera (che riportava, stilizzato, lo scudo di Alessandro il Macedone).

Percorrendo la strada dalla vecchia stazione verso il centro, i primi segni di Skopje 2014 si manifestano nella copertura posticcia di un palazzo amministrativo, la cui superficie troppo bianca risuona cava alla percussione.

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“Ma coprono gli edifici?”
“Pare proprio di sì”
“Fammi capire, hanno coperto un edificio con una specie di carta da parati rigidissima, tipo un pannello o un cartongesso, solo per farlo sembrare neoclassico?”

Siamo di fronte ad un abominio di cui noi, figli dell’urbanistica dell’equilibrio e della tutela dei beni culturali, non riusciamo a capacitarci.

Procediamo tra edifici sbiancati, un orribile museo-patchwork dedicato a Madre Teresa (personaggio conteso tra Macedonia e Albania), una deliziosa abitazione in stile liberty non ancora contagiata dalla follia e piccole statue di bronzo dalle curiose identità (la donna fashion victim, il mendicante, il lustrascarpe…).

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All’ingresso di piazza Macedonia, la piazza principale di Skopje, ci accoglie lo zar Samuil nell’imponenza nei suoi 5 metri di marmo.
E’ la seconda volta che incontriamo lo zar Samuil (noto anche come Samuele di Bulgaria) durante il nostro viaggio. Lo tsar era infatti a capo del Primo Impero Bulgaro comprendente molti dei territori di Bulgaria, Macedonia ed Albania e parte della Grecia. La capitale del regno fu dapprima Skopje e poi Ohrid, in Macedonia, motivo per cui anche zar Samuil è annoverato nella fitta schiera dei personaggi contestati da due paesi.

Il centro di piazza Macedonia è invece occupato da una gigantesca statua equestre (senza riferimenti storici ma stranamente somigliante ad Alessandro Magno), issata su una colonna di marmo di Carrara e perno di una fontana.

A guardia del grande combattente si levano un circolo di soldati macedoni in bronzo, protetti a loro volta da otto leoni.

Sulle note di brani tradizionali della musica macedone come Indiana Jones, Harry Potter, Star Wars e degli estratti di musica classica maggiormente impiegati nelle pubblicità, l’enorme carosello prende vita e si anima di una coreografia di giochi d’acqua e luci.

È qui che incontriamo le prime tracce della guerriglia degli attivisti del paintball che da un paio di anni bersagliano i principali orrori di Skopje 2014: sul marmo candido della colonna centrale spiccano i colori vivaci della rivolta e gli occhi dei leoni sono stati colpiti da vernice rossa, come se fossero stati accecati.

L'immagine può contenere: cielo, nuvola e spazio all'aperto

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L’intera pavimentazione della piazza è percorsa da manate di vernice rossa che conducono il visitatore ad un piccolo pantheon neoclassico malamente rifinito, pesantemente imbrattato di rosso e segnato dalla firma “Protestiram” (io protesto).

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Tutto attorno al Pantheon, il progetto Skopje 2014 avanza. Nuovi edifici troppo candidi sono in costruzione, operai del comune abbattono le terrazze dei vecchi palazzi per far posto a nuove coperture, il lungofiume è un cantiere a cielo aperto per nuove pavimentazioni e nuove illuminazioni sfavillanti.

Un gruppo di turisti romani ci sfila accanto commentando “‘mmazza! È Las Vegas!”
Non avremmo potuto riassumere il nostro pensiero in maniera più eloquente.

Attraversiamo il ponte vecchio, sfuggendo per qualche minuto all’ansia. Oltre il fiume veniamo accolti da una sequenza di fischi acutissimi e regolari e da un corteo di enormi statue di marmo e bronzo dello stesso stile di quella in piazza Macedonia.

“Non ci credo! Sono dissuasori! ”
“Questi fischi dici? Cos’è che sono?”
“Dissuasori acustici per i piccioni. Impediscono loro di scagazzare sui monumenti”
“Ma dai, figurati!”
“Hai visto un solo piccione qui in centro?”

In effetti no. Skopje 2014 nella sua magniloquenza contempla persino interventi a favore della stitichezza dei volatili.

L'immagine può contenere: 2 persone, nuvola, cielo e spazio all'aperto

Un ponte dedicato al rivoluzionario Goce Delčev collega il centro storico agli edifici amministrativi della nuova Skopje. Ai due lati del ponte quattro leoni accolgono il passante: due di essi, rappresentati con una certa verosimiglianza anatomica, guidano il visitatore verso il centro storico, mentre due leoni cyborg lo spingono verso i palazzi del governo. Tutti e quattro i leoni sono stati macchiati dalla rivoluzione colorata, a riprova della critica allo sperpero e alla forzatura storica.

 

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Due sono gli altri complessi “artistici” di Skopje 2014 capaci di inorridire il visitatore con particolare efficacia: il Monumento agli eroi caduti di Macedonia e la Porta Macedonia.
Non so notate una certa ripetizione di macedonie nei nomi dei progetti di Skopje 2014…

Il monumento agli eroi caduti di Macedonia è un complesso di marmo e metallo dorato particolarmente tamarro e costoso: somma un Prometeo censurato, quattro cavalli, un colonnato, la fiamma eterna, un piccolo pantheon, una fontana  e la Vittoria. E molta illuminazione, naturalmente.

A riprova della voracità noncurante di Skopje 2014, anche qui i pezzi del monumento sono assemblati in maniera approssimativa, lasciando esposte fessure evidenti e facendomi pensare che la mia insegnante di educazione tecnica delle scuole medie avrebbe giustiziato per molto meno.

L'immagine può contenere: persone in piedi, cielo, nuvola, albero, notte e spazio all'aperto

La porta Macedonia invece è una copia brutta dell’Arco di Trionfo. Non lo dichiarano, come non ammettono che quello in piazza Macedonia è Alessandro Magno, ma il visitatore viene attraversato come da un’intuizione alla vista di certe somiglianze sospette.

L’unico dettaglio che rende simpatica la porta è un uso talmente massiccio del paintball a suo danno che l’opera finisce per sembrare un immenso foglio bianco su cui sono stati testati tutti i pennarelli di una scatola per capire quali ancora funzionavano e quali invece erano giunti al capolinea.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

“Allora, vi è piaciuta Skopje 2014?” ci chiede Goran con un sorriso sarcastico al nostro rientro al bed&breakfast.

Peccato non riuscire a tradurre con efficacia in macedone “‘mmazza! È Las Vegas!”

(…continua qui…)

***

Alcuni link di approfondimento:
Il database ufficiale dei costi pubblici e delle follie di Skopje 2014, ideato da un progetto americano-macedone di giornalismo investigativo
Un approfondimento di The Bohemian Blog sulla protesta colorata di Skopje
La pagina ufficiale del movimenti di protesta a Skopje nel 2015 e 2016

***

Link alle puntate precedenti del racconto di viaggio:
Stay Balkan. 2808. – Prologo
Stay Balkan 1 – Niš
Stay Balkan 2 – Niš
Stay Balkan 3 – Buzludzha
Stay Balkan 4 – Sofia
Stay Balkan. Intervallo

11 pensieri su “Stay Balkan. 5a parte.

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