Stay Balkan. 4a parte.

(…continua da qui…)

“Cosa ci consigli di vedere a Sofia? Abbiamo poco tempo in realtà, due mezze giornate”
Della sfilza di consigli racimolati facendo questa domanda sono stati ben pochi quelli che abbiamo in effetti onorato. Spero non suoni irriconoscente nei confronti di chi ci ha messo a disposizione le proprie esperienze, ma durante i nostri viaggi ci sentiamo trucioli di ferro in balia dei campi magnetici. A volte del pesce arrostito in riva al fiume o la vista dalla cima di Buzludzha possono essere calamite da cui è arduo allontanarsi.
Non me la sento quindi di dedicare un post a Sofia, avendone visitato solo il centro e in maniera abbastanza approssimativa. Vorrei però spendere due parole su un luogo particolare chiamato Hambara bar.
L’Hambara bar (e so che viene spontaneo continuare la frase con “ciccì e coccò”) non è un locale che ti accoglie a braccia aperte, te lo devi guadagnare con buone capacità di orientamento e adattamento.
Prima di tutto, devi trovarlo. So che questa dichiarazione suona demenziale considerando che il locale è presente su Tripadvisor e social con tanto di indirizzo completo, ma lo confermo:  nemmeno il nome della via e il numero civico sono sufficienti, il posto devi scovarlo. Non ci sono cartelli o segnali luminosi ad indicarlo, il locale non si affaccia sulla strada principale bensì sul retro di un altro stabile. La porta di ingresso dell’Hambara Bar si raggiunge percorrendo un cortile interno con il dubbio di trovarsi in un’abitazione privata e di essere passibili di denuncia, perlopiù in terra straniera. Non ci sono campanelli né maniglie all’ingresso, tutto ciò che può guidarti è l’intuizione, il ricordo di immagini viste in internet o il rumore proveniente dall’interno. Una volta che penserai di trovarti nel posto giusto, dovrai bussare al portone e dopo qualche ripetizione un cliente di buon cuore, posizionato vicino alla porta, ti farà entrare.

In passato si dice che all’ingresso del locale venisse richiesta una parola d’ordine.
Ora quello che viene richiesto all’ingresso è la pazienza di aspettare che ti venga aperto e una buona capacità di adattamento al buio.
Perché la principale caratteristica dell’ Hambara Bar è che le uniche luci presenti nel locale sono quelle delle candele che rischiarano le tenebre.

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Appena entrati non riusciamo ad identificare chiaramente i dettagli del locale e della popolazione che lo abita, ma l’occhio benché poco avvezzo sa distinguere l’espressione un po’ scocciata della buonanima che ci ha aperto il portone e intravedere ciò che il locale ha ereditato dalla sua vita precedente di solaio: la schiettezza e la struttura in legno.
Una scala priva di corrimano porta ad un minuto soppalco in cui scorgiamo un tavolo che sembra essere libero.
In una coltre di fumo di sigarette percorriamo i gradini, passando accanto ad una stanza indicata come “redakcija” (redazione), che capiremo poi essere il bagno e raggiungiamo un tavolino di legno massiccio con due sgabelli.
Da questo punto di vista sopraelevato iniziamo a raccogliere informazioni: la popolazione è mediamente giovane, di provenienza sia bulgara sia internazionale (quest’ultima composta più di expat e couchsurfers che di veri e propri turisti, si direbbe), concentrata in buona parte attorno al bancone.
Oltre il bancone, illuminate in trasparenza, si trovano una serie di bottiglie dai colori ambrati.
“Tu che cosa prendi?” mi chiede Max, intuendo che il locale non prevede il servizio al tavolo. “Non ho idea di cosa abbiano ma credo che a prendere una rakia in un posto del genere non sbagli.” “Sì anche io” “Vai tu ad ordinare?”
Max scende le scale di legno, lo vedo sostare lungamente prima da un lato e poi dall’altro del bancone. Quando torna al suo posto, ha con sé due bicchierini e una bottiglietta d’acqua.
Optiamo per tecniche diverse: lui finisce la rakia al salto, io la butto giù in piccoli sorsi veloci. E’ di buona qualità, scende morbida senza lasciare troppi morti dietro di sé.
Finiamo le nostre chiacchiere e le ultime gocce di alcol e ripercorriamo le scale illuminate da una fila di candele.
Ci ritroviamo davanti al portone e sentiamo qualcuno che bussa dall’altra parte.
Come in un eterno ritorno ora siamo noi i clienti di buon cuore che permettono ad altri di entrare.
Usciamo nel buio, che non è poi così buio.

(…continua qui…)

***

Alcuni approfondimenti:

5 mete particolari e poco turistiche a Sofia
Qualche foto dell’Hambara bar
Una recensione dell’Hambara bar

***

Link alle puntate precedenti del racconto di viaggio:
Stay Balkan. 2808. – Prologo
Stay Balkan 1 – Niš
Stay Balkan 2 – Niš
Stay Balkan 3 – Buzludzha

16 pensieri su “Stay Balkan. 4a parte.

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