accostare

Facebook è la più potente arma di distrazione di massa esistente ma è anche un contesto efficace per condividere esperienze e cercare suggerimenti all’interno di una cerchia ben selezionata di persone (conditio sine qua non).
Talvolta dunque uso il mezzo per condurre piccoli esperimenti sociali, raccontando le situazioni anomale in cui capito e chiedendo opinioni al mio pubblico.
L’altra sera, di ritorno da una cena con il mio ragazzo, abbiamo imboccato una strada secondaria e poco illuminata (la classica stradina da camporella) per raggiungere l’osteria in cui rispettare il tradizionale rito di “bere l’ultimo”.
Appena svoltato nella stradina, esattamente all’intersezione delle due strade, una prostituta africana ha cercato di attirare le attenzioni del mio ragazzo per fargli cenno di accostare. Per i metri successivi (forse addirittura per i chilometri successivi) ho continuato a protestare per l’affronto da me subito.
Approfittando della relazione in tempo reale tipica dei social, ho chiesto ai miei contatti come avessi dovuto interpretare questo comportamento.
Ecco alcune delle teorie elucubrate da me in seguito o suggerite dall’arena sociale:
1. La ragazza non mi aveva vista
2. La giovane credeva nell’amore libero e immaginava che fossi della stessa opinione
3. Pecunia non olet et necesse est, quindi la mia presenza non era d’impedimento alla transazione commerciale
4. Voleva proporre un triangolare
5. Non era una donna a tutti gli effetti e magari il fulcro della sua attenzione non era nemmeno il barbuto guidatore bensì la donnina portatile al suo fianco.

Giovane nigeriana, avremmo dovuto tornare indietro per chiederti qual era la tua vita, perché eri lì, cosa ti eri lasciata dietro e dentro. Non ce l’abbiamo fatta.
Nel frattempo che noi troviamo il coraggio e tu una via migliore di guadagnarti da vivere, ti chiedo la cortesia di evitare di cercare di adescare almeno quelli accompagnati.
Grazie.

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