Ma non si può

Ma non si può impedire il pensiero: arriva prima lui. Non si può scancellare dalla notte il baleno d’un’idea: d’un’idea un poco sporca, poi… Non si può reprimere l’antico fescennio, sbandire dalla vecchia terra la favola, la sua perenne atellana: quando vapora su su, lieto e turpe, il riso dalle genti e dall’anima: come non si può smagare dell’aroma proprio né il timo, né il mentastro o l’origano: gli odori sacri della terra, dello scarno monte, nel vento. Su, su, dalle città gremite, dalle genti, da ogni cantone di strada, da ogni spalletta di ponte: dalle brune piagge, e dal popolo distorto e argentato degli ulivi, che ascendono il monte. Quando gli tremula un poco, alle case e a tutti li tetti degli uomini, un àere azzurrino sopra il colmo. Quando il caldo letamaio fuma, sopra il gelo, risorgenti speranze: le speranze favolose della verità! Quando si dissolve, ogni porca, dentro fumanti arature! Quando la diritta scesa del pennato consacra al frutto l’uliveto, e ne sfronda menzogna.

Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Carlo Emilio Gadda (cap.4)

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