di quelle così splendidamente romane

«Quella mattina, giovedì finalmente! Ingravallo si poté concedere una scappata a Marino… Era una giornata meravigliosa: di quelle così splendidamente romane che perfino uno statale di ottavo grado, ma vicino a zompa ner settimo, be’, puro quello se sente aricicciasse ar core un non socché, un quarche cosa che rissomija a la felicità. Gli pareva davvero di inalare ambrosia cor naso, de bevela giù ne li pormoni: un sole dorato sur travertino o sur peperino d’ogni facciata de chiesa, sul colmo d’ogni colonnetta, che già je volaveno intorno le mosche. E poi, lui, s’era già messo in testa tutto un programma. A Marino, artro che quel’ambrosia ce sta! a la grotta der sor Pippo ce stava un bianco malvagio: un vigliacchetto de quattr’anni, in certe bottije, che cinque anni prima avrebbe elettrizzato il ministero Facta, se il Facta factorum fosse stato in grado de sospettanne l’esistenza. Faceva l’effetto del caffè, sui suoi nervi molisani: e gli porgeva d’altronde tutta la vena, con tutte le sfumature, d’un vino di classe: le testimonianze e i modulati accertamenti linguatico-palatali-faringo-esofagici d’una introduzione dionisiaca. Con uno o un paro de queli bicchieri in canna, chissà ».

(Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Carlo Emilio Gadda)

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