Consigli di visione: Amleto a Gerusalemme

Sono andata ieri al teatro Comunale di Pordenone a vedere “Amleto a Gerusalemme. Palestinian kids want to see the sea“, di Marco Paolini e Gabriele Vacis.

E’ la prima volta che vedo uno spettacolo che riesce a sommare l’anelito civile del teatro di narrazione ad una dimensione sperimentale.
Detta in soldoni: in Italia il teatro civile è verboso, logorroico, potente ma quasi ininterrotto. In alcune mirabili esecuzioni questa è la sua forza e caratteristica principale ma rischia di esserne anche il limite invalicabile.
Amleto a Gerusalemme è uno spettacolo fisico, fatto di silenzi e rumori, corale nel messaggio ma individuale nel raccontare le singole storie di vita dei “ragazzi palestinesi che vogliono vedere il mare”.
C’è solo una cosa che può lasciare delusi: l’aspettativa di un lungo monologo di Marco Paolini in stile Vajont incentrato sulla Palestina.
“Amleto a Gerusalemme” non è questo: molto è lo spazio dato ai ragazzi, molto al canto, molto al teatro contemporaneo. Marco Paolini è il ripetitore del segnale, il riduttore di distanze linguistiche e culturali tra il pubblico e il narrato.
Ruolo in cui non perde la sua forza narrativa, anzi, la reinventa.

Consiglio questa intervista a Gabriele Vacis, che spiega anche tutto il progetto che sta a monte dello spettacolo teatrale

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