Dubioza Kolektiv

Sabato scorso il posto più balcanico all’esterno dei Balcani era in Italia, era Borgo Grotta a Trieste.
Per un’ora e mezza sono stata parte del pubblico del concerto dei Dubioza Kolektiv, parte della tifoseria di una curva gioiosa, invitata ad un matrimonio bosniaco condensato in poche ore, paesana festante di un paese aggrappato alla propria cultura.
E’ stata una deliziosa immersione nel concetto di festa che questo vicino”oltreconfine” ha sviluppato nei secoli. Si dice che
Gli italiani erano forse il 10% del pubblico. Il restante 90% proveniva soprattutto da Slovenia e Croazia.
Eppure, nonostante la sensazione di “lost in translation”, il fatto che fossi tra i pochi a non conoscere tutti i testi a memoria e il mio poco collaborativo apparato gastrico, che si rifiutata di digerire serenamente le tre cucchiaiate di cipolla cruda che avevo aggiunto ai cevapcici, mi sono sentita in pace.
Mi sono sentita a casa.
E il giorno dopo il concerto, forse era una boutade o forse l’inizio di un progetto, con il mio ragazzo ci siamo detti che prima o poi dovremmo comprarci una casetta fuori Sarajevo…

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