Go Balkan – 8a parte

(continua da qui…)

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L’ingresso del museo del Tunnel di Sarajevo (Butmir, BiH)

Tunel spasa. Tunnel of hope.
Nella distanza tra il nome bosniaco e la sua traduzione inglese c’è tutto quello che va detto del Tunnel di Sarajevo.
Il tunnel della salvezza. Il tunnel della speranza.
Come tutti i luoghi, i fatti e le persone coinvolte nella guerra che ormai 20 anni fa segnò l’ex Jugoslavia, il tunnel di Sarajevo ha racconti che non convergono.
C’è la storia dei serbi, la storia dei bosgnacchi, la storia dei croati, la storia dell’Unione Europea, la storia delle Nazioni Unite.
Ci sono eroi, giustificazioni e genocidi dalle identità incompatibili.
Se è vero, come molti sostengono, che la storia la scrivono i vincitori, persino l’identificazione del vincitore in questo caso può dare vita ad un dibattito straziante che chiamerebbe in causa forze economiche, paesi stranieri, correnti estremistiche.

Il tunnel della salvezza (o della speranza) si trova ad alcuni chilometri di distanza dalla capitale e collega le cittadine di Butmir e Dobrinja, passando sotto l’aeroporto internazionale di Sarajevo. Ai tempi della guerra, Butmir si trovava all’interno dell’area di assedio, Dobrinja cadeva nel territorio bosniaco non assediato, mentre la pista dell’aeroporto era controllata dall’ONU.

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Mappa delle zone di controllo durante l’assedio di Sarajevo. La strettoia nel territorio circondato dalla linea rossa corrisponde all’area attraversata dal tunnel

In pochi mesi, tra marzo e giugno 1993, esercito e volontari iniziarono a scavare alle due estremità, ottenendo un tunnel lungo 800 metri, alto in media 160 cm e largo 80 cm.
Leggenda (o verità) vuole che i calcoli per la costruzione furono fatti un po’ a spanne perché le Nazioni Unite non avrebbero voluto fornire una mappa accurata del territorio, quindi – non bastasse la guerra in corso- la nascita del tunnel fu segnata da un’altissima percentuale di accidentalità.
Ciononostante, i fatti vogliono che gli scavatori partiti da Butmir e quelli di Dobrinja si trovarono effettivamente gli uni davanti agli altri sotto terra e la vita nel tunnel di Sarajevo poté avere inizio.

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L’interno del tunnel di Sarajevo

Ci sono alcuni pensieri nitidi che hanno attraversato la mia mente quando ho percorso i 25 metri agibili del tunnel di Sarajevo.
Il primo era “Pensa se i calcoli non fossero stati esatti e i due mozziconi di tunnel si fossero scorsi accanto senza congiungersi”.
Il secondo era “Io qui ci passo dritta in piedi perché sono una mezza nana, ma gli esseri umani di statura normale, con gli zaini pesanti e carichi sulle spalle dovevano percorrere questo tunnel chinati”. (Avrei scoperto solo dopo che per percorrere quegli 800 metri ci si impiegava un quarto d’ora, o anche mezzora).
Il mio terzo pensiero era “Hanno scavato con quello che trovavano, tirato un filo del telefono e un cavo elettrico sotto terra per 800 metri nel bel mezzo di un embargo e di una guerra. Pensa te, le potenzialità di questa cosetta chiamata essere umano”.

Tra il 1993 e il 1996 qui, nell’altra faccia della terra, trovavano la salvezza feriti civili e militari, resisteva il commercio di ciò che ufficialmente non esisteva, transitavano uomini ed animali.
Per capire quello che il tunnel ha significato per la popolazione bosniaca può essere utile riportare qualche numero fornito dal sito del museo:

Il numero medio di persone che ogni giorno transitavano per il tunnel è 4000.
Attraverso il tunnel entrarono a Sarajevo per scopi militari 36.705 kg di medicine e apparecchiature mediche, 549.326 kg di equipaggiamento militare e 3.930.428 kg di risorse varie e materiale tecnico.
Fu registrato l’ingresso in città di 3.054.837 kg di prodotti alimentari e si stimano circa 2.500.000 kg di alimenti non registrati.
Altri 13.500.000 kg di alimenti avrebbero attraversato il tunnel in mano alle persone o nei loro zaini.
Secondo i registri il tunnel introdusse in città 8.852.068 kg di beni commerciali.

Per una città sotto assedio e con un embargo internazionale in forza sulle armi, sono numeri che davvero possono fare la differenza.
E per Sarajevo probabilmente l’hanno fatta.

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Alcune delle armi esposte nel museo, prodotte nei “ritagli di tempo” da un ex militare dotato di una sola mano

Non si può dire che il museo del tunnel di Sarajevo sia una visita appagante per i canoni turistici: il parcheggio a pagamento risponde più all’arte bosniaca dell’arrangiarsi che alla legalità, è proporzionalmente caro (10 KM) per la media bosniaca, molte informazioni all’interno del museo non sono tradotte in lingua inglese, solo 25 degli 800 metri del tunnel risultano visitabili.
Ciononostante è a mio avviso una tappa fondamentale nella visita della capitale bosniaca: non esiste dimostrazione più lampante della vitalità della Sarajevo bellica.
In una sezione del museo viene riprodotto in loop un video che mostra la vita quotidiana nella Sarajevo assediata: carcasse di automobili a formare trincee nella via dei cecchini, l’Holiday Inn in fiamme, le macchine lanciate a folle corsa sulle strade, la costruzione del tunnel e il passaggio sotterraneo, il sostegno dei civili alla resistenza.
Mentre lo schermo della televisione mostra queste immagini, le pareti della stanza testimoniano la sorprendente vitalità della capitale durante la guerra: il Sarajevo Film Festival, le opere teatrali che  debuttavano e continuavano ad andare in scena in città, i concerti, la stampa.

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Manifesto dell’edizione del 1994 della Sarajevska Zima (l’inverno di Sarajevo) un festival culturale internazionale tuttora esistente

A 20 anni di distanza le immagini scelte per le locandine della Sarajevska Zima e delle altre iniziative culturali della Sarajevo bellica restano estremamente comunicative e rendono tangibile la forza della resistenza.
E’ proprio questa vitalità, questa reazione all’abbrutimento umano e culturale, ciò che davvero arricchisce il visitatore del museo del Tunnel di Sarajevo.

(continua qui…)

***

Alcuni link utili:

Il sito ufficiale del Museo del Tunnel di Sarajevo (in alto a destra, dove c’è un menu a tendina introdotto da “Izaberite jezik”, cliccate su Engleski. Non chiedetemi perché per arrivare a scegliere la lingua inglese dovete capire il serbo-croato)

La sezione del sito web di Osservatorio Balcani e Caucaso dedicata al tunnel di Sarajevo

Viaggio nel tunnel di Sarajevo, servizio di Euronews

***

Link alle puntate precedenti del racconto di viaggio:
Ritorno nei Balcani – Prologo
Go Balkan 1 – Zagreb
Go Balkan 2 – Podgarić e Jasenovac
Go Balkan 3 – Beograd
Go Balkan 4 – Srebrenica (1a parte)
Go Balkan 5 – Srebrenica (2a parte)
Go Balkan 6 – Sarajevo (1a parte)
Go Balkan 7 – Sarajevo (2a parte)

5 pensieri su “Go Balkan – 8a parte

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