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Una volta con mio papà siamo andati a trovare i miei zii, che abitano nella provincia ferrarese più persa in una strada che va verso la campagna.
Non rispondeva nessuno quindi abbiamo fatto un paio di giri avanti e indietro e mio papà si e avvicinato all’entrata secondaria.
Il vicino dei miei zii, che evidentemente era da un po’ che ci stava guardando e non aveva riconosciuto mio papà, dal suo giardino ha scandito ad alta voce “Avete bisogno di qualcosa?”.

Ecco.
Quando sentirete parlare di “controllo del vicinato”, orrenda traduzione di “Neighbourhood Watch”, non dovete immaginare nulla di particolarmente diverso.

Nessun armamento, nessuna ronda, nessun voyerismo legalizzato.
Il controllo del vicinato è il fatto che il limite del tuo giardino si sposti un po’ più in là e che tu inizi a preoccuparti non solo di quello che è tuo ma anche di quello che appartiene al tuo vicinato.
In questo modo le persone si mettono in relazione per possibili pericoli (ma anche si mettono in relazione punto) e dialogano in maniera più sensata e personale con le forze dell’ordine (es. no segnalazioni a caso, le segnalazioni vengono filtrare dal responsabile del quartiere, che riporta alle forze dell’ordine, che sono obbligate a fare un controllo rispetto alla segnalazione che ricevono).
Di fatto rende organico e sistematico qualcosa che probabilmente abbiamo attuato anche noi decine di volte, senza dargli un nome e solo perché ci sembrava corretto farlo, e lo mette in diretta comunicazione con le forze dell’ordine.

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