Go Balkan – 7a parte

(continua da qui…)

– Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano, – disse Polo. – Forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo. O forse, parlando d’altre città, l’ho già perduta a poco a poco.

Le città invisibili, Italo Calvino

 

Tra tutte le città che ho avuto il piacere di visitare, poche mi si sono radicate dentro come Sarajevo. E’ diventata un soffio al cuore, un rumore bianco tra un battito e l’altro.

Eppure parlarne mi è quasi impossibile, perché ciò che fa sì che valga la pena di visitare e soprattutto di tornare a Sarajevo è opinabile e non può essere sicuramente contenuto in una lista o nella descrizione di un itinerario di viaggio.
L’eterno ritorno a Sarajevo nasce dalla vita che in questa città si è impastata nella terra per non esserne più grattata via.

La città-camera in cui i ragazzi ballano e cantano fuori dai locali, con il bicchiere in mano e la musica frenetica a  volume da cuffie da cantiere

La città-soggiorno in cui gli anziani giocano a scacchi in piazza e gli spazi pubblici sono davvero luoghi vissuti e condivisi

La città-giardino in cui i cani randagi giocano vicino ai monumenti e le rose di Sarajevo sono destinate ad un’eterna fioritura

La città-cucina in cui non è mai troppo tardi o presto per chiedere una pita ad una pekara, fermarsi in un ristorante, ordinare una baklava e una bosanska kafa

La città-corridoio delle viuzze strette, invase dal profumo della carne cotta

La città-salotto in cui gli eventi culturali sono stati (e sono) un nutrimento migliore degli alimenti scaduti negli anni 60 distribuiti dall’Onu durante la guerra

La città-cantiere dell’inventiva bosniaca, dove con i sassi si costruiscono i cantieri sul fiume e con i prodotti dell’orto dei bazar lungo le strade

La città-marea in cui i declivi urbani spingono le persone verso Sebilj e la Baščaršija

La città passata e la città presente, in bilico tra il dovere di ricordare e la voglia di essere altro, i tram dell’epoca jugoslava e i maxischermi, l’Holiday Inn deserto e le nuove costruzioni, il Caffé Tito e il Mc Donald’s

La città europea delle chiese e dei minareti, del burro e delle spezie, che è già Oriente, che già non è più Europa

fotografia di Russell Pollard http://russellpollard.photoshelter.com/

fotografia di Russell Pollard http://russellpollard.photoshelter.com/

(… continua qui…)

***
Link alle puntate precedenti del racconto di viaggio:
Ritorno nei Balcani – Prologo
Go Balkan 1 – Zagreb
Go Balkan 2 – Podgarić e Jasenovac
Go Balkan 3 – Beograd
Go Balkan 4 – Srebrenica (1a parte)
Go Balkan 5 – Srebrenica (2a parte)
Go Balkan 6 – Sarajevo (1a parte)

6 pensieri su “Go Balkan – 7a parte

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