Jack Frusciante è uscito dal gruppo (Enrico Brizzi)

(…) Alla fine di quella vertigine, il vecchio Alex era scappato verso l’uscita agguantando un mensile di musica e una barra di cioccolato. Poi, alle Otto, dopo le ore più lunghe della sua vita passate nell’Our Price Music Shop dell’aeroporto a leggersi i song lyrics inclusi nei portacassette, sul pannello delle international departures s’era accesa la spia rossa anche per il suo volo, incoraggiandolo verso il check-in. Comunque, i Red Hot Chili Peppers prima avevano alla chitarra tale Hillel Slovak, attualmente morto, a cui era dedicato Mother’s Milk, e proprio quella mattina il nostro roccioso aveva letto su Vox che anche Jack Frusciante era uscito dal gruppo, adesso.
Jack Frusciante era stato il nuovo chitarrista della band, per un paio d’anni. Era un tipo magro e muscoloso, sul metro e settanta. Vale a dire un autentico tappo, in confronto ai compagni, alias dei classici armadi da spiaggia californiana. Comunque, aveva acconciature memorabili, lui, taglio a caschetto primi Beatles o testa rasata con un gran ciuffo fin sugli occhi, perennemente in braghe skate e scarpe da playground. Era sempre rimasto un po’ in ombra rispetto agli altri del complesso, poiché il palco dei Red Hot veniva monopolizzato da Anthony, il vocalist, e dal più che coreografico bassista Flea, che nel video di Behind The Sun compariva vestito solo di un paio di pantaloni fatti di giocattoli – tipo bambole, cubi e pupazzetti in plastica e peluche.
Non era esattamente un chitarrista di grande talento, il vecchio Frusciante, però faceva quel che doveva fare, si muoveva nel sound elettrico e liquido della band senza alzare mai gli occhi, senza fissare la telecamera con aria allucinata come faceva Flea. Alex lo ricordava in particolare nel video di Under The Bridge, in cui lui suonava l’intro con una Fender Jaguar, maglione e cappuccio peruviani, davanti a una pacchiana scenografia western. E adesso, in modo assolutamente inspiegabile, il vecchio Frusciante aveva abbandonato il gruppo. Adesso che non si trattava più di suonare per due lire nei club di Hollywood o ai festival underground, adesso che piovevano soldi a palate ed era in corso il tour mondiale. Adesso che arrivavano il disco d’oro, i Grammy Awards, la fama e la sicurezza, lui se n’era andato.
E forse, da solo, quel vecchio non sarebbe stato nessuno, poiché era ancora troppo poco noto. Dunque, non era stata una mossa alla Peter Gabriel che lascia i Genesis all’apice della popolarità per darsi a una gratificante carriera solista.
Per lui, probabilmente, c era solo il ritorno a Hollywood, la droga, forse un nuovo complesso di fama strettamente locale; e i gestori avrebbero scritto con le lettere fluorescenti sui cartelloni dei loro locali J. Frusciante Former Red Hot Chili Peppers Guitarist, e lui avrebbe suonato lì, mentre la gente fumava senza considerarlo troppo, e forse qualcuno con una buona memoria si sarebbe chiesto il perché di una mossa tanto stupida…
Certo che era difficile da mandar giù, una scelta in apparenza così sconclusionata, e il vecchio Alex, che amava riflettere, alle volte, sulle trame di fili sottili del Destino, aveva continuato a rompercisi la testa fino all’imbarco.

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