che vi sia uguaglianza

Per motivi legati alle caratteristiche dello strumento, i dibattiti su Facebook tra persone con visioni differenti  tendono a diventare incivili nel giro di pochissimi scambi.
Mi sono trovata da poco a rispondere al post di un ragazzo conosciuto in ambiente cattolico che recitava così
“Tutti discutono sull’accoglienza degli immigrati…confucio diceva…ad un affamato non dare del riso ma insegnagli a coltivarlo! Noi cosa stiamo facendo?”
Ho tentato inutilmente di spiegare colonialismo, Regolamento Dublino, CIES, nozioni basi di storia e welfare.
Niente. Il solito loop di risposte (non si pensa ai NOSTRI poveri, ai NOSTRI disoccupati, non possiamo tenerli tutti qui, portano delinquenza etc etc) è culminato in uno straordinario “Tu sei cristiana…la bibbia dice di amare il prossimo tuo come te stesso…non più di stesso!”, con corollario di “Niente non ci arrivi lascio perdere!”.
Una deliziosa combinazione di esegesi biblica per casalinghe leghiste e di offese da asilo nido.

Trovo quindi utile condividere qui un testo che lo Spirito Santo ha avuto il buongusto di farmi ascoltare alla santa messa di ieri, così magari lo potrete utilizzare anche voi. In particolare, porto alla vostra attenzione quel “Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza”.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa.
Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.
Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: «Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno».

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