Diaz

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Della carta d’identità della Diaz, QUELLA Diaz, a lungo è stato visibile soltanto il cognome.
Il nome – SCUOLA PRIMARIA – lo pronunciavano biascicato, masticato.
Neanche la foto della sua imperiosa facciata giallognola, della sua architettura fascista e “normale”, era nota alle cronache.

Guardando il film “Diaz”, che fedelmente ha riprodotto fuori dall’Italia quello che l’Italia non voleva riconoscere, mi sono resa conto ” che associavo poche immagini a quel nome. Immagini dell’interno dell’edificio, le chiazze di sangue, il “Don’t clean up this blood”… Nessuna immagine dello stabile illuminato dall’esterno.
Trovarsi davanti la scuola primaria Armando Diaz di Genova nella sua assoluta banalità di scuola elementare è stato come sentir crescere una bolla d’aria nel sangue, realizzare che in quella scuola, pochi giorni dopo quella violenza, erano tornati a giocare i bambini, nella più completa ignoranza dell’accaduto. O quasi.
Giulia, 22 anni, dice che dopo il G8 tutti i bambini della Diaz erano arrabbiati perché i computer erano rotti.
Se solo avessero saputo, per quanti e quali altri motivi c’era da essere arrabbiati…

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