Morire ai tempi di Facebook

Paolo è morto lunedì pomeriggio.
Virtualmente invece è vivo; il profilo Facebook è sopravvissuto al suo proprietario e mostra ancora la fotografia di un ragazzo di trent’anni dai lunghi capelli mori.
Quei capelli che un anno fa la chemioterapia ci aveva fatto dimenticare, assieme all’incarnato sano del viso e alla poca carne che aveva attaccata alle ossa.
Il sorriso no, quello la chemio non l’aveva toccato.
E anche per questo quell’espressione seriosa, assorta, nel dannato riquadro a sinistra dello schermo è falsa, è visibilmente falsa. Lo specchio di un esteriorità rilegata al passato.
Il simulacro di un corpo ceduto alla morte.
Eppure posso ancora scrivere sulla bacheca FB di Paolo. Posso ancora invitarlo ad un concerto, ad una festa.
E’ tutto questo è schizofrenico, una follia virtuale e reale allo stesso tempo.

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