Res publica e cura delle relazioni

Quello tra cibo, fotografia ed esibizionismo è il più infausto sodalizio che i social media abbiano favorito sin dalla loro creazione. Per millenni l’uomo si è cibato senza bisogno di pubblica approvazione, mentre ora non mettere online la foto di ciò che si mangia equivale a dichiarare pubblicamente di non saper cucinare. O di non nutrirsi affatto e quindi di essere prossimi alla morte per stenti.
Siamo passati da una sequenza di azioni fondamentali (mi procuro il cibo – lo cucino – lo mangio) ad una sequenza di azioni accessorie (mi procuro il cibo – lo cucino – lo sistemo a favore di macchina fotografica su un piatto da portata – lo fotografo – metto la foto online – forse mangio).
Questo egotismo antifunzionale ha raggiunto con la variante cibo/fotografia/coppie/esibizionismo l’apice del contenuto gastricamente irritante.
Dopo aver visto sulla mia bacheca Facebook scambi di effusioni amorose sotto forma di materiale edibile (con tanto di richiesta di consigli rivolti al pubblico) ho deciso di avere motivazioni sufficienti per rimuovere tre contatti e per scrivere un post marcatamente polemico.

Esaminerò la questione sotto tre angolazioni: cibo ed esibizionismo, coppie ed esibizionismo, social media ed esibizionismo.

Cibo ed esibizionismo
Prendete consapevolezza che, a meno che non siate cuochi o teniate un blog di cucina, quello che mangiate è rilevante solo per il vostro medico e vostra madre.
Non è interessante il contenuto né la forma del vostro messaggio, dato che – vi rivelerò un dato che vi sconvolgerà – decine di milioni di persone in Italia ingurgitano del cibo almeno 2 volte al giorno.
Quindi no, non siete esseri speciali perché vi cibate.
E no, la gente che vede la foto non prova alcun senso di invidia persino se riempite la descrizione di tag come #buonissimo #gnam #masterchef.
Al massimo, se postate la foto all’ora giusta, può provare un senso di fame.

Coppie ed esibizionismo
La persona con cui state non è un trofeo di caccia. Non è l’unità di misura di quanto valete. Non è uno strumento di affermazione personale da sventolare in faccia a chi vi ritiene dei poveri cretini.
E’ una parte della vostra vita che reclama cura, attenzioni, tempo insieme, occasioni di crescita, scontro e confronto.
Il tempo che dedicate a fare vedere agli altri quanto siete belli e felici insieme è tempo che togliete all’essere davvero felici insieme.
Ed è tempo in cui non imparate a vivere le vostre scelte nella responsabilità dell’individualità.

Social media ed esibizionismo
Lo so, i social media non possono esistere senza esibizionismo. Noi non possiamo più (r)esistere senza social media e quindi siamo tutti più egocentrici.
E del resto avere approvazione fa piacere, ricevere complimenti e apprezzamenti fa piacere.
E’ la natura umana; siamo fatti così, siamo proprio fatti così.
Il passaggio mentale necessario perché quella che è una naturale tendenza non diventi una necessità è a mio avviso questo: la meritocrazia. L’unica approvazione che vale davvero è quella delle persone a cui teniamo e che tengono a noi. E a volte è giusto rinunciare persino a quella in virtù di ciò che siamo e ciò che vogliamo raggiungere.
Premiate le persone a cui volete bene regalando loro cure, attenzioni ed informazioni che non possono ricevere collegandosi ad un social medium come centinaia di altri.
Riscoprite la gioia della cura delle relazioni.
Ne perderete in numero di “mi piace” ma ne guadagnerete probabilmente in qualità della vita.

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