Le prime volte (una risposta)

Questa è una storia che parla di prime volte. Non delle prime volte che ci siamo raccontate tra amiche con sorrisi di compiaciuto imbarazzo e simulata stringatezza, con qualche pezzo di corpo un po’ dolorante, con un velato senso di liberazione. Parla di prime volte che passano senza essere notate, senza essere fermate e assaporate, colpevoli di non avere lo status di prime volte assolute. Sono le scoperte  di una  relazione in divenire,  di una riscoperta di sé.

La prima gita in macchina insieme, a fine maggio, dopo anni di lotte e rabbia. La prima volta in cui ti ho presentato ai miei amici e non ho avuto paura della vostra conversazione.

La prima uscita in due. Forse gli Estra a metà luglio, forse prima.

La prima volta di film e alcol in due, a casa tua, da soli, con quella sensazione di noncuranza totale verso il resto del mondo e le etichette.

La prima volta che hai raccontato a tutti una nostra gita, il mio imbarazzo e l’impossibilità di zittirti perché sembravi orrendamente felice.

La prima camomilla insieme, il principio del rituale in cui una bevanda diventa un campo di parole.

La prima volta che i tuoi occhi si sono tinti di quello sguardo ed era per me. L’ho riconosciuto da un’immagine vista  poco tempo prima su Facebook, nella lunga panoramica di ciò che dovrebbe descriverti. Avevi una maglietta nera, capelli e barba in disordine, spazi aperti alle spalle e lei appoggiata raggiante su di te. E quello sguardo che illumina dall’interno all’esterno, dall’esterno all’interno. L’ho rivisto, nitido, una sera di ottobre, stemperato nelle lacrime che non riuscivo a fermare con le spalle e con le labbra.
Ho sperato di potertelo ricacciartelo giù, nel letto degli occhi, ho sperato di non dovermene assumere la responsabilità.

La prima volta che ho rimesso in gioco tutto quello che sapevo di te e tutto quello che sapevo di me stessa.

La prima volta che abbiamo cucinato insieme.

La prima volta che ci siamo scambiati il buongiorno e la buonanotte. Non so quando è stato, ma dev’esserci stato da qualche parte un inizio.

La prima volta che ho deviato la mia strada per passare sotto casa tua, la sera del colloquio per San Pietroburgo.

La prima volta che ho sentito la tua mancanza, forte, lancinante, a Zurigo.

I primi biglietti acquistati insieme, per andare a teatro a vedere Antonio Albanese.

La prima volta che ti ho accompagnato a suonare, non so ancora bene con che ruolo. So solo che me l’avevi chiesto ed ero lì per te.

La prima volta che sei entrato nel mio letto e ci siamo abbracciati.

La prima volta che ci siamo fotografati insieme. E avresti voluto baciarmi. E non l’hai fatto.

La prima volta che mi hai vista stare male ed avere paura, in mezzo alla nebbia e a sconosciuti.

La prima volta che hai trovato il mio labbro,  per caso. La seconda volta che hai trovato il mio labbro, per scelta.

La prima volta che abbiamo condiviso un lutto, la prima volta che siamo stati accolti insieme.

La prima volta in cui qualcuno ha scritto in un blog di noi.

La prima volta che mio nipote ti ha sbavato sulla guancia.

La prima volta che ti sono scoppiata a piangere a fianco.

La prima volta che ci siamo scambiati la pelle, la prima volta che ho avuto il tuo odore impresso nei polsi.

Il primo risveglio insieme.

La prima volta che abbiamo litigato più forte e ci siamo resi conto che non eravamo stati addestrati per farlo.

La prima volta che ho pensato che qualunque cosa stesse accadendo non era necessario darle un nome, bastava darle ragione.

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