due squilli

E’ stato quando il telefono ha squillato.
Due squilli precisi, lunghi, inequivocabili.
Ho pensato fossi tu, ho davvero pensato fossi tu.
Senza margine di dubbio, nonna. Senza la coscienza del tempo e dello spazio, senza questi 5 anni e mezzo di distanza.
Il telefono ha squillato e le circostanze hanno dato forza e solidità ad un pensiero totalmente irrazionale. Dovevi essere tu.
Era la vigilia di Natale ed eravamo tutti riuniti, mancavano pochi minuti alla messa e quindi dovevi essere tu, che come tutti gli anni ci chiamavi con quella che “Sono vecchia, ho male alla schiena, non scendo per la messa di mezzanotte. Volevo farvi gli auguri”.
Al secondo squillo lo zio ha risposto al telefono, ha ringraziato un certo Guido per gli auguri.
E io non ho capito, nonna. Non capisco. Cerano tutte le circostanze.
Ceravamo noi, gli zii, Giulia, la prima vignetta di “Dimentica il mio nome” di Zerocalcare, la vigilia di Natale.
Ti sei fatta fermare dallo spazio, dal tempo, da questa mancanza della tua fisicità a cui ci hai condannato.
Ti hanno fregato, nonna.
Ci hanno fregato.

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