Una convivenza difficile

La cucina nuova: il primo acquisto da grandi. Un apostrofo rosa tra le parole “Questa casa la sento mia”.
In meno di 15 minuti dall’entrata nel negozio ne scelgo una rustica in noce scuro con gli anelli sui cassetti.
“Ma vuoi proprio quella?”, chiede mia mamma, solleticando il tarlo del dubbio. “E’ un po’ buia.”
“No, voglio proprio quella”, taglio la testa al tarlo.
Vedo che soffrono sia il tarlo che la mamma, per cui cerchiamo un patteggiamento: ci dev’essere almeno una vetrinetta.
Le vetrinette rassicurano le mamme impaurite dalle cucine scure. Alleggeriscono, spezzano la linea orizzontale del legno, danno luce. La cucina respira. La mamma anche.
E allora d’accordo, che vetrinetta sia.
Tre settimane d’attesa e finalmente un sabato mattina alle 8:30 arrivano gli operai per montare la mia cucina da grandi.
Babbo mamma ed io ci disponiamo in una linea di accoglienza vigile.
Il babbo è quello con la scatola degli attrezzi, le due donne sono il Comitato Estetico.
E in sorprendente velocità la cucina va prendendo forma: il ripiano, la cassettiera, i pensili…
Con la serenità di chi si fida dell’operato dei tecnici e diffida del proprio, lascio il babbo e gli operai a mettere mano sulla mia cucina e mi dedico a qualche faccenda di casa.
Ripasso per la cucina mezzora più tardi e… lo vedo.
Nella parte inferiore della vetrinetta sbuca un enorme fiore di specie e colore non identificati ma indubbiamente deforme, indubbiamente glitterato ed indubbiamente non rimovibile.
“Cos’è quella cosa?” chiedo al babbo puntando l’Orrore con il dito.
“Questa è la vetrinetta originale della cucina”, spiega l’operaio. Io guardo il mio babbo, guardo il fiore, guardo il babbo.
No. Il fiore glitterato proprio non si può vedere.
Odio il glitter, odio i colori che non so identificare e i fiori li faccio morire per incompetenza.
Chiamo mia mamma in preda ad una crisi di nervi. “Stai tranquilla, mi ha detto tuo papà, non sarà poi così male”
“No, vieni a vedere…”
“Eh no, è proprio brutto” ammette la madre di fronte alla sbrilluccicante evidenza.
Per completezza di sondaggio mando la foto della vetrinetta a mia sorella (“Orribile”), agli amici (grasse risate); persino il babbo non riesce a trovarci qualità positive sufficienti.
Passano altre settimane, in cui il Glitteratissimo Coinquilino mi accoglie al ritorno dal lavoro, mi augura buona giornata, mi fa l’occhiolino ogni volta che devo prendere un bicchiere.
A volte provo a grattarlo con la unghia e lui si insacca sempre di più nel vetro, dov’è sicuro, dove io non arrivo…
Un giorno finalmente arriva la telefonata. “Barbieri, sono quello della cucina, va bene se alle 19, 19.15 passiamo a sostituire la vetrinetta?”.
Alle 18 scatto fuori dal lavoro e corro verso casa. Alle 18.35 sono in postazione. E aspetto.
18:45… 19:00… 19:10… 19:15… 19:20… 19.25
Alle 19:28 l’inconfondibile rumore di un furgoncino all’esterno. Spalanco la porta come se aspettassi una disinfestazione.
In meno di 5 minuti è tutto finito.
Guardo la mia prima cucina, le sorrido e preparo la cena.

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