ora vado più leggera e senza aiuto

Finii il sangue sputandolo nello smog della città, antracite sfumata su grigio cenere.
(Avevo vene secche e piedi atrofizzati)
I camion sulla tangenziale imprecavano contro i tuoi sogni dannati d’altrove.
(E non ero pronta, no! Non lo ero!)
Vapori di distrazioni tossiche — e noi non potevamo. (O io non potevo?)

Portai l’aria all’interno, serrai l’anima nell’epifisi. Fino a sapere per certo che ero morta.
Era di sicuro un giovedì, o forse non più.
Ricordo i miei vestiti che cadevano, come garze ormai vane.
Il suono del primo osso rotto, mio o tuo – poco importa.

(…)
Comunicazioni interrotte senza orario visite. Senza orario né luogo.
(…)

E poi il letargo degli organi e la ricostruzione lenta della mia pelle.
La chirurgia molecolare sui pensieri disfunzionali
(Avevo vene esposte e piedi disabituati)
I camion sulla tangenziale suggerivano il mio io d’altrove
(E non ero pronta, ma il biglietto era stato prenotato)
L’ecocardiogramma cercava reazioni – e io dovevo.

Portai l’aria all’interno, liberai l’anima in un sospiro. Fino a sapere per certo che ero viva.
Era di sicuro ieri o forse ora.
Vidi il filo rifatto della mia lama dorsale, la mia luce nuda.
Il suono del primo sorriso dopo la muta.

The Blue Circus 1950 by Marc Chagall 1887-1985

Il circo blu, Marc Chagall (1950)

(tra le righe: Contratto per Karelias di Vinicio Capossela)

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