A pugni chiusi

Da piccola ero una bambina violenta.
Avevo una sola vittima, mia sorella, che nonostante la superiorità numerica (in anni, peso ed altezza) di solito le prendeva.
Perché ho sempre avuto più forza di quella in diritto agli esseri di 157 cm.
E ci ho messo qualche anno a sviluppare la paura di usarla male.
Sono cresciuta più mite verso le persone che verso gli oggetti, in 31 anni ho tirato pugni a musica, armadi e a punching ball ma non alle persone, in 31 anni ho spaccato vetri e porte ma non mascelle.
Ho iniziato ieri a tirare pugni ad un altro corpo umano. E ho scoperto che quella preoccupazione verso un utilizzo errato della forza ha un altro aspetto: nel tentare di fare male a qualcuno puoi farti male tu.
Quando tiri un pugno, devi tirarlo dritto.
Colpire di piatto, perché le nocche sono più fragili di quello che diresti
Il pollice deve stare fuori dal pugno (puoi romperlo) ma non staccato dalla mano (“se ti prendono il pollice ti portano dove vogliono”).
Mai troppo rigido, perché perdi in velocità.
Raramente avrai il tempo di prendere una rincorsa da scazzottata-da-film-western, usa bene lo spazio che hai. Vai di nervo.
E se puoi, sempre, evita di fare a botte.

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