Dal momento di mona al riciclo

Giorno 1. Compro un vestitino in una di quelle tipiche bancarelle gestite da neo-figli-dei-fiori che corredano i festival estivi. L’etichetta interna al vestito dice “100% superplastica”

Giorno 2. Alle 8 di mattina decido che inaugurerò il vestito il giorno stesso al lavoro. Penso bene di stirarlo. A contatto con il ferro da stiro il vestito si scioglie, formando un cratere a livello coscia che fa di me un’impiegata profondamente punk ma poco presentabile. Solo allora noto nella solita etichetta interna l’imperativo “DO NOT IRON”. E capisco.

Giorno 3. Prendo il vestito, taglio la fascia inferiore di tessuto, imbastisco l’orlo, infilo l’orlo nella macchina da cucire e invoco gli dèi noti ed ignoti perché mi facciano andare dritta. Ottengo una maglietta.

Morale: se sei un’imbecille ma hai sviluppato qualche abilità manuale, forse aumenti le tue probabilità di sopravvivenza.

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