anywhere I’m gonna lay my head, I’m gonna call my home

De gustibus non est disputandum.
Ma se pensiamo ai gusti come ad una variabile nel tempo, dove i gusti dell’io bambino e dell’io adulto possono differire significativamente, allora quel disputandum è riferito ad un preciso hic et nunc e in generale si può disputare.
Come i libri ci attraggono in un dato periodo della nostra vita o in un altro, in una libreria o in un’altra, come le canzoni precedentemente ignorate possono risuonarci in testa dopo un certo evento, così anche i luoghi possono essere meta attrattiva o repulsiva a seconda di coordinate che non controlliamo.
Il mio polo è sempre stato il Nord. Il freddo, la neve, la pelle coperta, l’assenza di sudore, il battito rallentato. Il mio viaggio di nozze ideale sta dalle parti dell’Alaska, altro che Seychelles.
Eppure quest’anno cederò 10 gradi di latitudine nord e il mio continente per quasi due settimane.
I motivi sono diversi. Il primo è -appunto – quello di rimettere in discussione un presupposto (la tensione al Nord) che è diventato per me un tratto identitario. Il secondo è che da sola questo viaggio non lo farei, ma bisogna addestrarsi a guardare con gli occhi degli altri e a vestire le loro storie. E i miei compagni di viaggio vestono la storia della Palestina. Il terzo motivo è che quando ti capita l’occasione, bisogna afferrarla e tenersi forte.

3 pensieri su “anywhere I’m gonna lay my head, I’m gonna call my home

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