In questi tempi di grande cibo

Nella preparazione, nella condivisione e nell’ assunzione del cibo sì celebra il mistero della vita e chi ne è cosciente sa scorgere nel cibo approntato sulla tavola il culmine di una serie di atti di amore compiuti da parte di chi il cibo lo ha cucinato e offerto come dono all’ amico. Far da mangiare per una persona amata, prepararle un pranzo o una cena è il modo più concreto e semplice per dirgli: “Ti amo, perciò voglio che tu viva e viva bene, nella gioia!”. È un miope incapace di stupore chi nel cibo scorge oggi solo il frutto della tecnica che ha sostituito antichi attrezzi da lavoro o della scienza che ha inventato mutazioni genetiche: perché un alimento possa soddisfare la nostra fame bisogna infatti che da esso emergano – al di là di proteine, carboidrati e vitamine – l’intelligenza, la passione e il cuore dell’ essere umano che trasfigura le creature in dono per il proprio simile. Anche così, grazie allo stupore condiviso attorno a una semplice tavola del Monferrato, ho scoperto che l’appetito dell’uomo è infinito perché non appartiene al corpo ma all’ anima, che il cucinare deve sempre corrispondere a un’attesa e che la tavola richiede un atto di fede da parte di chi cucina e da parte di chi mangia.
(Enzo Bianchi, Il pane di ieri)enzo_bianchi

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