L’aereosol – cronaca di un’agonia

“I bronchi sono a posto”.
Sospiro di sollievo
“Ti basta una settimana di aerosol”.
No, dai, dottore. L’aerosol no. E’ vero sono uscita vestita troppo leggera non avevo il collo coperto un colpo di freddo mi drogo di sciroppo se vuoi, l’aerosol no.

E invece aerosol sì.

Forse non è chiaro. Io odio l’aerosol, questa specie di tortura della goccia in forma moderna. Per mezzora devi inspirare ed espirare dentro un bavaglio umidiccio attaccato ad un motorino rumoroso senza poterti muovere.
Non puoi fare altro, nemmeno vagare con la mente. Devi stare lì a farti sputacchiare in faccia dal lama robotico. Prometeo malaticcio legato all’aerosol mentre il livello del liquido della fialetta scende di 1 mm e sale di 10, facendoti immaginare soluzioni sempre più ardite per seccare la fialetta.
Un mojito con il Bisolvon.
Lo uso come collirio, che le storie di droga mi insegnano che entra in circolo prima.
Lo vuoto nel lavandino e poi faccio scorrere l’acqua per nascondere il misfatto.
Cerco di addormentarmi e mi sveglierà il suono sordo dell’aerosol che non trova più liquido nella fialetta.
Ci dev’essere un modo.

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