Cronaca di un’esplosione annunciata

Leggo oggi di un nuovo incendio nell’MGU, l’università di Mosca. E la mente va in automatico a quando, ormai cinque anni fa, ero lì dentro mentre “qualcosa di mai definito” esplodeva (continuo a pensare: fuga di gas). E quindi pubblico una cosa lunga, personale, scritta con un’innocenza e una forza che anc ora mi sorprende. Questo è un pezzo di “Diario di Mosca”, che prima della mia morte, giuro, pubblicherò.

25/11/2006

Se dovessi mettere un titolo a questa mail, con la lucidità delle 5 ore di sonno dormite, sarebbe “sicurezza ed MGU”. L’MGU non è un edificio a norma, e te ne rendi conto quando, oltre che alla bellezza strutturale, inizi a valutarne anche la praticità.

Questi sono i motivi per cui, allo stato attuale, non ritengo l’MGU uno stabile adatto ad essere stabile dimora di perlomeno 2000 persone. Poi vi diventerà più chiaro perché ve li sto elencando.

  1. Segnalatori di fumo e gas. Nelle cucine non ci sono dispositivi per segnalare eventuali fughe di gas e nei corridoi mancano i segnalatori di fumo. Il segnalatore più efficace è una persona che se ne accorge. E la chiusura delle cucine dalle 23 alle 8 non è una sufficiente misura precauzionale.
  2. Allarme antincendio. Non mi è chiaro esattamente il meccanismo, ma quando avviene un incendio nell’MGU non si sente un segnale del tipo “sirena dei pompieri”, ma il segnale è costituito da una donna che urla in un megafono «Внимание внимание»(attenzione! attenzione!)
  3. Carenza di pompe antincendio sul piano:  molte di quelle nelle stanze hanno l’indicatore della pressione che segna livelli non regolari.
  4. Mancanza di adeguata comunicazione tra i piani. Tra i dežurnij (controllori) dei vari piani comunicano attraverso telefoni fissi. In ogni piano ci sono oltre 50 camere. Il tempo di controllare una qualsiasi cosa sul piano e tornare al telefono rimane quindi molto lungo.
  5. Mancanza di scale esterne all’edificio. Non ci sono scale esterne all’edificio che permettano in un momento di emergenza di sfollare velocemente la popolazione.
  6. Il piano antincendio. Il mitico piano antincendio prevede che tutti, da tutti i piani, si ammassino su tre rampe di scale comuni. Se succedesse qualcosa al secondo piano (il piano da cui si esce) non riuscirei ad immaginare la portata delle conseguenze.
  7. Maniglioni anti-panico. Non esistono.
  8. Mancanza di qualsiasi misura per studenti disabili

Perché mi sono dilungata in queste personali riflessioni architettoniche? Perché di tutti questi innocenti carenze capisci l’importanza nei momenti più brutti. Questa mattina alle 5 è avvenuta un’esplosione all’MGU, provocata, stando alla stampa, da un ordigno di qualche tipo, contenente mezzo kg di tritolo. Terzo piano del sektor Ve. Ne è stato poi trovato un altro, inesploso, al nono piano dello stesso sektor. Si parla di un solo ferito, ma credo che i dati si aggiorneranno presto. Viene da pensare invece ad una “banale” fuga di gas, ma non ammetterebbero mai una responsabilità “loro”. Comunque questa è la versione ufficiale. Quella sotto è invece come l’ha vissuta la gente da dentro.

Ore 430 del mattino Claudia sta studiando in camera sua. Stefan è appena tornato all’obšežitie dopo una serata in discoteca. Si stende sul letto.

Ore 450 del mattino Claudia sente il tavolo muoversi. Pensa immediatamente al terremoto. Esce dalla stanza, nel corridoio non c’è nessuno. Incontra il dežurnyj, che le dice “Non è nulla, torna in camera e chiuditici”. Claudia torna in camera ma non chiude. Meglio sapere. Inizia a sentire delle voci nel corridoio. Esce e va dalla ragazza nella camera a fianco, per capire che cosa avesse sentito lei. La ragazza le dice “Vestiti che qui sta succedendo qualcosa. Io ero qui quando c’è stato l’incendio ad aprile” (2 morti, ndr). Claudia vede in quegli occhi qualcosa che non aveva previsto, torna in camera e sveglia Ilaria.

Stefan è disteso nel suo letto. È stanco ma ancora non riesce a prendere sonno. Chiama a casa, in America, dove sono ancora le 23. Gli risponde la madre. Ad un certo punto sente un colpo fortissimo sotto il letto. Mette giù il telefono brutalmente, corre in corridoio, con addosso solo i pantaloni del pigiama. Incontra Claudia, che lo ferma e gli ripete “vai a vestirti e vai giù”. Stefan infila maglia e giacca e inizia a bussare alle porte vicine. Torna in camera. Prende documenti, soldi e cellulare. Vede le foto della famiglia sulle pareti, le stacca e le mette in tasca.

Claudia riesce a svegliare Ilaria, ancora ubriaca, prende il portafoglio e la giacca e aiuta Ilaria a scendere per le scale.

Dormivo, in uno dei punti più profondi del mio sonno.Una voce lontana, la mia coinquilina. Valentina. Valentina! Valentina! Cosa succede? Che ore sono? Sento solo la sua voce, e il famoso “Attenzione attenzione” nel corridoio. Un incendio, penso. Colta alla sprovvista, prendo borsa e chiavi. Dimentico in stanza cellulare, giacca e computer, ma per un riflesso condizionato chiudo a chiave la mia stanza. Seguo la sagoma di Cristina giù per le scale, non capisco nulla, ma man mano diventa più nitida la puzza come di zolfo, le scale affollatissime, il megafono nei corridoi. Sesto piano, quinto, quarto, terzo. Ma gli intonaci del terzo piano sono sempre stati così rovinati? Secondo. Usciamo. Fuori dall’MGU centinaia di persone sorprese nel sonno o appena tornate. Inizio a cercare con gli occhi le solite facce. No. Ho lasciato il cellulare in camera. Chissà Nicola. Chissà Sandra. Chissà Vera. Chissà Stefan. Trovo Stefan, che continua a ripetere “Io domani me ne vado da qui. Faccio le valigie e me ne vado”.

Arrivano 5 camioncini di pompieri. Iniziano ad entrare nell’edificio.

Mi guardo attorno. Gli stranieri sono quelli che hanno le facce più sconvolte, i russi no, sembrano più tranquilli. C’è un sacco di gente che fotografa. Ma cosa fotografate? Cosa volete ricordarvi esattamente? Alcuni cercano di comunicare con casa, ma ovunque è notte, non si può svegliare la gente alle 4 per dire che stai bene. Arrivano le 6 e decidiamo di entrare nell’edificio, perché la mancanza della mia giacca dopo un’ora si fa sentire. Stiamo all’ingresso. Le forze dell’ordine continuano ad entrare. Vedo che per terra è bagnato, deve essere esplosa una tubatura. Arrivano le 7, e di entrare nell’obšežitie non se ne parla ancora. La paura è tanta, ma anche il sonno. Decidono di aprire la mensa, perché non si possono lasciare centinaia di persone nel cortile. Si aspetta. Si costruiscono teorie. Incendio? No guarda, il rumore era proprio quello di un esplosione. Una fuga di gas? Si può essere. Ma dove? Nel nostro sektor sicuramente, dicono il terzo piano. Che qualcuno sia ferito? Non lo so. Non voglio saperlo. Arrivano anche le 8 e la gente si addormenta ovunque, ai lati del corridoio, appoggiati alle colonne. Alcuni fotografano. Altri filmano. Incomprensibilmente, c’è gente che ride. Mi chiedo dove ne trovano la forza, in mezzo a questo senso di nausea. Andiamo a mensa a fare colazione, per farci passare un po’ il tempo e distrarci.

Arriva Oleg, uno studente russo di fisica. Dove eri?, gli chiedono. Dormivo. Come dormivi? E l’incendio? Non era mica nell’ottavo piano. Ah. D’accordo. Sono quasi le nove. Non se ne può più. Saliamo all’entrata dell’obšežitie, ma non si può ancora entrare.

Vado in aula computer e fortunatamente la trovo aperta. Inizio a cercare notizie su internet. “scoppio” “sektor Ve” “esplosione” Niente di nuovo insomma Torno fuori, l’ingresso è ancora bloccato. Ne approfitto per andare a fare un po’ di spesa in un altro sektor. Nell’MGU c’è un gran movimento di persone che cercano di non addormentarsi. Nei negozietti dell’MGU facce un po’ stranite. Torno all’entrata dell’obšežitie e con pazienza mi siedo nel corridoio a leggere un libro per la tesi, addormentandomi sulla pagina dopo pochi minuti. Mi sveglio ed è già mezzogiorno, ma dai milicioniery all’entrata del dormitorio nessun segnale positivo. Arrivano milicionery con i cani. Non capisco. Ma i cani sentono il gas? Ne approfittano per controllare se qualcuno ha droga? Mezzogiorno e venti. Finalmente si entra. Vengono controllati tutti i propusk, e di chi non si è ricordato di prenderlo si controlla la presenza nel registro. Quelli del 9 piano non possono entrare. Non so perché. Scoprirò più tardi del ritrovamento dell’ordigno inesploso nel nono piano.

Entro nello stabile e mi sembra di non sentire più rumori. Non sento le persone, solo le tracce nell’aria di quella puzza di zolfo. Mi sembra di camminare su un tappetino, e tutto attorno a me è un po’ più nuovo e un po’ più rovinato. L’obšežitie pian piano si ripopola, torna a vivere.

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