HR Giger

Sono vissuta 28 anni senza Alien.

So riconoscerne alcune immagini, certo, perché è diventato parte di un background culturale comune. E’ come quando ti rendi conto di conoscere più canzoni dei Beach Boys di quante ne avresti mai immaginate. Non sai individuare il momento in cui le hai assorbite, si sono infiltrate nelle tue conoscenze mentre eri distratta.

Alien è per me quel tipo di conoscenza. Sui miei incubi giovanili avevano il monopolio It e i Gremlins.

[“Andiamo a vedere il museo di Giger domani?” / “Di chi?” / “Dell’ideatore di Alien.” / “Mh, dai, ok”]

Il museo di HR Giger non è esattamente il luogo in cui portare in gita dei bambini, è un’immersione in una mente morbosa, angosciata dalla deformazione dei corpi, dalla morte, dalla biomeccanica, dai poteri superiori.

Però ci sono almeno due motivi per visitarlo.

Il primo è che è un viaggio estremamente affascinante negli angoli remoti della psiche umana, nelle pulsioni e nelle aspirazioni dell’essere.

Il secondo è che quando esci dal museo di HR Giger la campagna aperta verdissima di Gruyères è un’immagine emozionante, vitale, lenitiva.


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