“Lui le aveva scritto ogni giorno per tre settimane ancora prima di procurarsi il suo indirizzo, poi le aveva mandato le prime ventun lettere tutte insieme in una scatola di cartone decorata. E da allora, per sei anni, non aveva smesso di sommergerla di epistole di cinque, dieci o venti pagine, zeppe di filastrocche, poesie, citazioni e brani di radiodrammi. E le mandava anche telegrammi e bozze di racconti che un giorno avrebbe pubblicato, con note a margine arabescate e cancellazioni che svelavano – di proposito – più di quanto volessero nascondere. Rovesciava tutto il suo cuore in quelle lettere e lei le leggeva sempre con un’ansia da voyeuse, con una leggera tensione, con i nervi scperti e un senso di nostalgia quasi fisica e di vaga colpa nei confronti di Ada, come se la tradisse.”

da Ad un cerbiatto somiglia il mio amore, di David Grossman

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