riflessioni sull’arresto di Mladić

Sono legata alla Bosnia dal 2004. L’ho sempre detto ai miei genitori, è una relazione seria.

In questi anni di volontariato l’ho vista cambiare, molto, ma non l’ho mai vista fare pace con la propria storia. La Bosnia è un paese che ha molte storie, a seconda di chi te la racconta, e ogni storia presenta dei buoni immacolati e delle bestie assetate di sangue. Quando hai ascoltato diverse storie e puoi confrontarle, noti che i buoni non coincidono. E nemmeno i cattivi.

E’ un paese che è uscito da una guerra ma continuando a vivere nelle trincee della diffidenza.

La cura di cui ha bisogno ora è di fare pace con se stesso, di sanare le proprie ferite e di vedere i criminali di guerra delle varie fazioni assegnati alla giustizia. Ha bisogno di credere in concetti universali: in un dolore universale, in una giustizia universale.

Partendo dal presupposto che l’arresto di Mladic è una tappa necessaria perché la Bosnia si dia un futuro, non basta a dire “Giustizia è fatta”. La giustizia deve penetrare molto più in profondità, oltre il sistema delle divisioni interne alla Bosnia. Perché come Mladić è stato coperto per anni perché di una parte e non di un’altra, moltissimi altri criminali vantano lo stesso status di “protezione” e allo stesso modo devono essere consegnati alla giustizia.

Ora i sonni eterni dei morti di Srebrenica potranno essere più lievi, ma molti morti ancora non possono riposare in pace.

(Valentina Barbieri, L’Azione, 5 giugno 2011)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...