Radical Chicche

Radical chic

ovvero

come il ministro Gelmini etichettò centinaia di migliaia di italiani usando parole di cui lei stessa probabilmente non conosceva il significato.

Per il ministro Gelmini gli uomini e le donne scese in piazza domenica 13 febbraio erano

Radical chic.

Avrebbe potuto dire fighetti intellettualoidi, figli di papà vestiti da rivoluzionari, sovvertitori della domenica. Ma vuoi mettere la soddisfazione di riempirsi la bocca con un “radical chic”?

Wikipedia mi spiega che è un termine che definisce “gli appartenenti alla ricca borghesia che, al fine di seguire la moda del momento, per esibizionismo o per inconfessati interessi personali, ostentano idee anticonformistiche e tendenze politiche fortemente radicali. Nell’immaginario popolare tale gruppo si identifica anche per l’esibizione di cultura “alta”, per la curata trasandatezza nel vestire e, talora, anche per la ricercatezza in ambito gastronomico e turistico. In genere è una forma di ipocrisia socio-economica, dove “si predica bene e si razzola male”.

Fighetti intellettualoidi, dunque.

Domenica scorsa ho scelto di partecipare alla mobilitazione generale. Ho condiviso voglia di cambiamento e partecipazione con altre migliaia di uomini e donne che come me hanno fatto una scelta di normalità. Radical chic che hanno inserito questa manifestazione nella banalità organizzativa delle loro vite. In tante piccole sequenze di gesti di amore e di normalità.

Andare alla messa sabato alle 19 dato che avrei perso quelle della mattinata successiva.

Svegliarsi alle 8 per prendere un treno di domenica, pagare 7 euro di biglietto. Prendiamo anche il biglietto per il ritorno.

Spiegare ai miei genitori perché non avrei pranzato con loro. Spostare il caffè domenicale con Anna ad un’altra serata.

Posticipare la fine della traduzione alla domenica sera. Vabbeh.

E’ grazie ad una mia amica che ho pensato a cosa è stata quella manifestazione nella giornata delle madri di famiglia che erano con noi. Donne che si svegliano e che preparano il pranzo per il resto della famiglia, che lasciano la casa dicendo “Io vado” con un leggero senso di colpa verso le faccende domestiche che non sono riuscite a finire. Chiedere alla tua famiglia un po’ di pazienza per un giorno, oggi manifesti anche per loro.

Altro che radical chic. Siamo uomini e donne da mutuo, da borse della spesa, da conti di fine mese.

Altroché.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...