BosniachiamaEuropa

Per due volte nel giro di pochi giorni ho potuto confrontarmi sulla Bosnia in una maniera nuova, più complessa, più completa. Non sono occasioni che capitano spesso, quindi ringrazio Luca Leone, Massimo Ceresa, Area Fenderl e il Comitato di Sostegno alle Forze e Iniziative di Pace della provincia di Padova.

Non mi era mai capitato di parlare di Bosnia così.

E’ che a volte, quando inizi a parlare di Bosnia, l’occhio del tuo interlocutore si colora di espressioni curiose. Le stesse che fai tu quando lo zapping televisivo ti porta ad incrociare Voyager.

Perché la Bosnia è distante, la Bosnia è irreale, la Bosnia è fuori.

Forse. Oppure va detto anche dell’altro, pezzi di informazioni che diano un quadro più complesso del paese.

La Bosnia è il paese in cui a dicembre è stato tolto il visto di uscita, il paese che potrebbe nel giro di qualche anno entrare nella Comunità Europea. Confina con la Croazia. Sì, la Croazia. Però a differenza della Croazia  ha sottoterra 200.000 mine antiuomo inesplose e non ha i soldi di sminare questi 1500 km quadrati di territorio.

La Bosnia ha presumibilmente del petrolio. Ed è abbastanza verosimile perchè si sia mosso nientepopodimenoche Gazprom. E anche anche riserve idriche incontaminate ed abbondanti. E anche zone che per il turismo sarebbero perfettamente sfruttabili. E un’ospitalità della popolazione incredibile. Rogna: non ha soldi da investire nella strumentazione. Morale della favola: la presenza di banche e industrie straniere è imperante.

In tutto questo, il 65/70% del pil nazionale è assorbito dalla burocrazia creata dagli accordi di Dayton. Grazie accordi di Dayton, grazie comunità internazionale, grazie corruzione bosniaca.

Nessuno sa quanti abitanti ci siano in Bosnia. L’ultimo censimento risale al 1991. Poi non si è più riusciti ad organizzarlo.

Insomma, sventoliamo l’Unione Europea davanti alla Bosnia pur essendo i primi a tenerla giù con il piede. E allora iniziamo a leggere, a informarci, a volere questo paese rinnovato in una comunità internazionale rinnovata. Qualche spunto di bibliografia…

 

Luca Leone “Bosnia Express”, Infinito, 2010

Steven Galloway, “Il violoncellista di Sarajevo”, Mondadori, 2008

Jovan Divjak “Sarajevo mon amour”, Infinito, 2007

Francesco Bonazzi “Telekom Serbia L’affare di cui nessuno sapeva”, Sperling & Kupfer Editori, 2004

Stefania Divertito, Luca Leone “Il fantasma in Europa La Bosnia del dopo Dayton tra decadenza ed ipotesi di sviluppo” Il Segno Dei Gabrielli Editori, 2004

Paolo Rumiz “E’ Oriente” Feltrinelli, 2003

Fabio Molon “Nema problema. Racconti dai Balcani” Ega, 2003

Miljencko Jergovic Mama Leone Libri Scheiwiller, 2002

(a cura di) Alessandro Marzo Magno “La guerra dei dieci anni.Jugoslavia 1991-2001: i fatti, i personaggi, le ragioni dei conflitti“, il Saggiatore, 2001

Paolo Rumiz “Maschere per un massacro Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia”, Editori Riuniti, 2000

Biljana Srbljanovic “Diario da Belgrado” Baldini&Castoldi, 2000

Luca Rastello “La guerra in casa” Einaudi, 1998

Zlatko Dizdarevic “Lettere da Sarajevo” Feltrinelli, 1998

Paolo Rumiz La linea dei mirtilli Storie dentro la storia di un paese che non c’è più Editori Riuniti, 1997

Pietro Del Giudice Danilo Krstanovic, Milomir Kovacevic fotografi Sarajevo!1992-1995Edizioni E, 1996

Marko Vesovic, Chiedo scusa se vi parlo di Sarajevo, Sperling e Kupfer, 1996

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