Finalmente, è quasi freddo

Lo invoco dall’estate, quando le persone cambiano colore e si scoprono lembi di pelle negati allo sguardo.

Quando il sudore attraversa tracciati di tessuto umano e la televisione ci satura di imperativi categorici per la sopravvivenza. Due litri d’acqua, tessuti naturali, evitare le ore più calde del giorno. Io sto all’aria aperta e bevo molto, ma covo la mia impazienza.

Non sono nata per il caldo, è una questione genetica. Soffro nel sentirmi attaccata ai tessuti, impanata di acqua e sabbia, dipendente dal condizionatore e dalle serrande socchiuse.

Ad agosto, io e i cani husky ci lanciamo sguardi di empatia. Passerà.

E infatti ogni estate passa e in autunno faccio il cambio di armadio con una gioia tutta nuova. Le sciarpe di lana, i maglioni pesanti, i miei adorati cappelli, i calzettoni al ginocchio.

Man mano che le temperature si abbassano e le giornate si accorciano, ricopro il mio corpo di tocchi di colore pesanti. Il viola, l’arancione, il verde. Davvero non c’è colore che l’inverno non meriti.

Esprimo tutta la gioia del freddo, dei brividi.

I brividi di freddo, di paura, di piacere. Cose che l’estate nemmeno conosce.

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