Canzone del giorno

 

 

Amica mia è da tempo che non parliamo non capitiamo negli stessi posti ed i concerti non son certo i luoghi adatti a concentrarsi a completarsi. Bisogna ritagliare spazi anzi dedicarli che coi ritagli ai tempi stretti non sono possibili i racconti.

Amica mia cosa racconti cosa mi accenni come vivi in questi giorni ti affanni ti appanni gli occhi dai pianti e pianti i ragazzi gli uni dopo gli altri che devo dirti di concentrarti su quello che cerchi disegna cerchi e poi distruggili. Sì lo so non ascoltarmi non darmi retta io che sono lento come una caretta caretta rimasta a terra che cerca l’acqua.

Dici che sono buffo perché m’immergo, non mi tuffo, perchè rifiuto di fare rima con quel personaggio belga di fumetti e cartoni con la pelle blu i pantaloni bianchi che si muove in branchi nei boschi e nei villaggi.

Amica mia mi piace dirti stupidaggini perchè parliamo di argomenti pesanti e c’è concesso distrarci, farci dei ritratti reciproci in cui specchiarsi per poi ritrarsi e ritrattare i fatti. Incontriamoci, mangiamo qualcosa dai piatti, dai cartocci, così mi spieghi i tuoi rapporti complicati, i nuovi sfoghi che si son palesati. Io ti racconto invece di come non riesco a sfogarmi, dei poteri magici che uso per controllarmi, delle situazioni normalmente assurde in cui son solito ficcarmi.

Amica mia non guardiamo film assieme, non andiamo a divertirci, sono cose che fanno i conoscenti, non gli amici, sono scuse e gesti per occupare il tempo tra persone che non sanno cosa dirsi, che non voglion preoccuparsi. E noi siamo preoccupati, non parliamo mai del fatto che non ci siamo mai baciati. Ne parliamo adesso perché è ovvio, noi siamo la risposta alla domanda Possono due persone di diverso sesso dialogare a fondo senza che scatti un movimento di ingranaggio che si muove sempre nello stesso modo e che non fa mai un rumore nuovo?

Amica mia siamo al telefono i miei compari ridono fanno battute allusive mi diverto a dare loro risposte elusive e non sarebbero compari se non sapessero dei miei poteri. Mi senti ridere con umorismi sottili e fittizi dovuti ai fumetti della gleba e non ai servi della gleba.

Cantami o musa del tuo lavoro, lo stai cercando, ne hai trovato un altro, hai un’occasione, bada. Le occasioni non esistono, se fai una scelta mentre stai male qualsiasi occupazione in poco tempo comincia a pesare e tu a ripeterti e non capire come sia possibile che con un lavoro così comodo e stabile il tuo pianto rimanga inestinguibile, al limite tra l’angoscia del perfettibile e il barile di irrisolutezza di cui non ti liberi nè in una casa nuova nè con una compagnia diversa. Queste cose le so perchè anche io. E queste cose si disgregano con il tempo amica mia, un millimetro dopo l’altro, occupando lo spazio astratto. Soluzioni proprie, mai obsolete, mai prese a prestito come le diete o perlomeno rimodernate, senza rispetto per chi le ha prestate.

Amica mia quando mi riporti un libro fai sì che sia spiegazzato, senza copertina, tutto scritto e sottolineato.

Dai, vediamoci per parlare, stai spendendo troppi soldi. In questo modo non posso usare i miei poteri, posso al massimo darti dei consigli, sono troppe le persone di cui vedo il potenziale e che non mi permettono un’efficace interazione per pigrizia, per sfiducia o per diritto che il mio non rispetto lede e si ritraggono. Dimmi quando invado  troppo.  Lo so, mi fermi, devi andare, fammi sapere quando trovi un lasso spazio-temporale per camminare, parlare, fare merenda. Stammi bene.

Retorica a parte, ti saluto persona densa.

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