ritiro spirituale

Mi sono presa tre giorni per Dio e la montagna. Erosi a fatica dalla velocità della mia vita.
Giorni in cui forse essere cristiana é un po’ più facile, tra tante persone che condividono il tuo sentire, che non pensano che ti abbiano fatto un lavaggio del cervello per renderti credente. Ma poi mi torna in mente il passaggio del Vangelo in cui Pietro dice a Gesù «Signore, è bene che noi stiamo qui; se vuoi, faremo qui tre tende: una per te, una per Mosé e una per Elia» (Mt, 17)
e mi dico “Però é un po’ comodo così Vale”.
Essere cristiani non vuol dire smettere di porsi domande o di accettare acriticamente tutto ciò che arriva dalla vita. C’è gente che ci rimane male quando mi scopre credente, perché immagina i cattolici come depressi cronici lontani dalla vita reale e l’immagine su di me non torna molto.
Sono cattolica ma bevo birra, ascolto rock, rido anche a barzellette sconce, pratico con devozione il sarcasmo, ascolto molto, mi confronto con posizioni diverse, ho amici omosessuali, trovo che l’uso del preservativo sia fondamentale per tutelare le persone, voto a sinistra, credo nella laicità dello stato e alle teorie evoluzionistiche.
E sono cattolica.
Essere fedeli non vuol dire chiudersi in sé stessi, stare solo con altri credenti, diventare intolleranti.
Vuol dire cercare di fare riferimento fondamentale della propria vita Gesù, con tutte le difficoltà che comporta il rapportarsi ad un esempio così grande. Vuol dire essere umili, amare, servire. Non dimenticare l’uomo.
E per quanto questo sembri impossibile, vuol dire credere nella Chiesa.
Criticare la sua ricchezza, condannare con fermezza i suoi reati, dove dev’essere condanna penale sia condanna penale. Ma continuare a credere nel ruolo, nell’importanza della Chiesa scelta da Dio per guidare gli uomini. Perché é facile associare la parola Chiesa alle sue gerarchie, meno facile dire “Io sono credente, ergo io sono Chiesa”. Ma é sempre da lì che si parte a lavorare, dal chiedersi che cosa posso fare io, concretamente.
E come Chiesa viva dobbiamo restare in cammino, vivere in mezzo, dare risposte alle necessità e alle ansie di questo tempo. Perché le risposte di Gesù sono risposte valide, pure 2000 anni dopo.

 

 

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