Forse lei aveva bisogno che chiedessi

 

 
“Informami ancora di quando eri giovane, Jonathan.” Lui ha fatto un’altra risata. “Perché ridi?.” Lui ha riso di nuovo. “Informa”. “Da bambino passavo la notte di venerdì a casa della nonna. Non proprio ogni venerdì, ma quasi. Quando entravo, lei mi sollevava da terra con uno dei suoi fantastici terrificanti abbracci. E quando uscivo, il pomeriggio dopo, il suo amore mi alzava ancora in aria. Rido perché soltanto dopo anni ho capito che in realtà mi stava pesando”. “Ti pesava?”. ” Alla nostra età di adesso lei stava attraversando l’Europa a piedi e si cibava di rifiuti. Era importante per lei – più importante del fatto che mi fossi divertito, per esempio – che ogni volta che andavo a trovarla prendessi peso. Credo che il suo desiderio fosse di avere i nipoti più grassi del mondo.” “Parlami ancora dei vostri venerdì. Parlami di quando ti misurava e degli scherzi e di quando ti nascondevi sotto di vestito”. “Mi sembra di non avere più niente da dire” “Tu devi parlare.”
 
Hai avuto compassione di me? E’ per questo che hai insistito?
“Io e mia nonna, la sera in cui mi fermavo da lei, gridavamo delle parole dalla veranda. Questo me lo ricordo. Gridavamo le parole più lunghe che ci venivano in mente. Io gridano: Fantasmagoria!” Poi ha riso. “Quella me la ricordo. E dopo lei gridava una parola yiddish che non capivo. E dopo io gridavo: Antidiluviano!” Lui ha gridato la parola in strada, e questo poteva essere di imbarazzo se non che in strada non c’era nessuno. “E dopo guardavo le sue vene del collo che si gonfiavano mentre gridava qualche parola straniera. Secondo me eravamo segretamente innamorati delle parole”. “E eravate anche segretamente innamorati l’uno dell’altra”. Lui ha ancora riso.
 
“Che parole erano che gridava?” “Non so, non ho mai saputo cosa volevano dire. Mi sembra di sentirla ancora”. Ha gridato una parola yiddish per strada, “Perché non le hai chiesto che cosa volevano dire le parole?” “Perché avevo paura”. “Di che cosa avevi paura?” “Non so. Avevo troppa paura. Sapevo che era meglio che non glielo chiedessi, quindi non lo chiedevo”. “Ma forse lei anelava che tu chiedessi”
“No”
“Forse lei aveva bisogno che chiedessi perché se non chiedevi non ti avrebbe detto “
“No”
“Forse lei gridava: chiedimi! Chiedimi cosa sto gridando”.
 
Abbiamo tolto le pelli al granoturco. Il silenzio era come una montagna.
 

da Ogni cosa è illuminata, di Jonathan Safran Foer
 


        
 
Questa voce è stata pubblicata in Libri. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...