domani, sciopero dei giornalisti

Prendo come altre volte parole non mie per spiegare quello che accade nel mondo.
Questa volta prendo le parole di Andrea Riscassi, che oltre ad essere caposervizio della Rai di Milano, un ottimo giornalista e il fondatore di Annaviva, é una persona che stimo profondamente come essere umano.
Una persona che mi ha insegnato che, in fondo, puoi tergiversare o fingere che ciò che accade non ti riguardi, ma poi ogni mattina quando ti guardi allo specchio fai i conti con te stesso.
Potete fingere che la legge bavaglio non vi tocchi, ma lo sapete anche voi che é una bugia.

***

http://andreariscassi.wordpress.com/2010/07/08/sciopero/

SCIOPERO

8 luglio 2010 — Andrea Riscassi




Questo blog, come chi lo cura oggi, 9 luglio, sciopera contro la
legge bavaglio.

Un provvedimento che, se approvato come uscito dal Senato, impedirà
la pubblicazione delle intercettazioni giudiziarie (solo fino al
processo, dopo cesserà il supposto diritto alla privacy…), impedirà
registrazioni (come quella della D’Addario sul “lettone di Putin”),
ridurrà per le forze dell’ordine e la magistratura la possibilità di
ascoltare le conversazioni dei delinquenti per più di 75 giorni (con
proroghe di 4 giorni, decise di volta in volta) (anche per tutelare le
conversazioni tra i mafiosi e le loro famiglie, come ha detto un
esponente governativo) e molte altre limitazioni sia per chi guida le
indagini, sia per chi rende pubbliche tale attività.

Senza le intercettazioni non avremmo – solo a clamorosi casi di
questi anni – mai saputo di quelli che ridevano al momento del
terremoto, così come di un ministro (ora ex) che aveva case acquistate a
sua insaputa, o dei dirigenti di un partito che si vantavano di “avere
una banca”, dei furbetti del quartierino, degli imbroglioni che
vendevano gli arbusti del loro giardino come tronchetti portafortuna e
di molte altre cose per le quali se non quella giudiziaria è arrivata
quanto meno la condanna popolare. L’Io so, di pasoliniana memoria.
Il tutto viene fatto in nome di una fantomatica privacy che tutela solo
chi controlla il potere (o chi ha assassinato la ex e sta andando a
uccidere una che tormentava) e che va riducendo la libertà di tutti, di
essere a conoscenza di quel che accade.
La stessa per la quale a noi giornalisti e’ impedito parlare con chi e’
rinchiuso nei centri di identificazione ed espulsione.
Privacy, un’altra parola come tante (liberale in primis) il cui
senso e’ stato stravolto dal potere e accreditato solo grazie
all’essere ripetuto a pappagallo dai telegiornali, sempre più asserviti
al pensiero dominante.
Per questo si sciopera.

Sperando che la prossima volta tutti i giornali siano in edicola
parlando solo di questo, come forma di protesta.

Perché noi giornalisti non saremo una grande specie. Ma c’è chi è
peggio di noi. E alcuni di noi hanno ancora voglia di raccontarlo.

Ad maiora.

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