altri ritmi e altre danze dal mondo

Si è concluso domenica a Giavera del Montello (TV) uno degli appuntamenti che mi rende più orgogliosa della mia parte veneta.

RITMI E DANZE DAL MONDO è una manifestazione che testimonia che l’integrazione multiculturale non è un delirio ottimista ma un progetto realizzabile. Danze, cibo, incontri, canti, artigianato, fotografie da tutto il mondo. Come dice chi si occupa di moda, un must della mia stagione estiva.

Un anno fa ho avuto la fortuna di poter intervistare uno dei creatori dell’iniziativa, Don Bruno Baratto e di lavorare per una rivista di nome Metropoli, l’allegato di Repubblica dedicato ai temi dell’integrazione, che ora purtroppo non esiste più. Ripubblico qui l’intervista.

Treviso, torna il festival Ritmi e danze dal mondo di Valentina Barbieri, 11.06.2009

TREVISO – Dal 19 al 21 giugno a Giavera del Montello (Treviso) si terrà la XIV edizione di “Ritmi e Danze dal mondo”. Una manifestazione nata per offrire uno spazio di confronto tra culture e che l’anno scorso è riuscita a coinvolgere oltre ventimila persone in una provincia tradizionalmente leghista. Metropoli ne ha parlato con Don Bruno Baratto, presidente dell’omonima associazione.

Come è nata Ritmi e danze dal mondo? E come si è sviluppata nel tempo?
"Ritmi e danze dal mondo è nata per dare visibilità alla casa di accoglienza avviata dalla Caritas diocesana a Giavera del Montello, una realtà esistente da oltre vent’anni e che ha sviluppato varie proposte interculturali. Poco a poco, al concerto e alla danza si sono affiacati spettacoli ed esposizioni e la manifestazione è cresciuta, grazie anche all’aumento di stranieri sul territorio. Era infatti la prima manifestazione a riunire più nazionalità, nata da subito con l’idea di “conoscere gli altri per conoscere se stessi”. Lo stesso comitato organizzatore è formato per metà da italiani e per metà da stranieri".

A questa manifestazione partecipano associazioni di Bangladesh, Senegal, Afghanistan, Macedonia, Costa d’Avorio, Burkina Faso… Come è iniziata questa collaborazione?
"Prima abbiamo cercato la collaborazione dei mediatori culturali storici del territorio, che poi ci hanno fatto da tramite con le associazioni cui facevano capo. Col tempo abbiamo scelto di far riferimento alle associazioni più che alle singole persone e siamo arrivati a definire un quadro più chiaro del tipo di dichiarazione d’intenti che chiedevamo alle associazioni come pure dei criteri per ridistribuire l’utile".

E’ una collaborazione che va avanti anche durante l’anno?
"La manifestazione in sé è solo un pretesto per avere relazioni concrete e continuative con una serie di gruppi e associazioni del territorio. È previsto un percorso comune di almeno 4/5 incontri e poi, durante tutto l’anno, restiamo in contatto con le varie realtà, dando supporto logistico o partecipando alle loro iniziative. Sono associazioni basate per lo più sul mutuo aiuto. Alcune hanno iniziato poi a collaborare anche con l’amministrazione comunale o con associazioni italiane".

Le diverse associazioni sono in contatto fra loro?
"Il festival è anche un’importante occasione di conoscenza reciproca. Per una decina d’anni, a Treviso, c’è stata un’esperienza interessante chiamata "Coordinamento fratelli d’Italia", partita da Caritas e sindacati. Qualche anno fa è nata "Cittadinanza attiva" della marca trevigiana, dove gli immigrati giocano un ruolo più attivo. Noi da questo punto di vista abbiamo sempre voluto essere solo un’occasione di incontro concreta, senza sostituirci ma limitandoci a favorire realtà già esistenti o che stavano nascendo".

Di recente il leghista Renzo Bettiol ha avviato una polemica nei confronti di Ritmi e danze dal mondo. Avete mai percepito un atteggiamento di ostilità alla manifestazione?
"Giavera è un paese piccolo, c’è chi ha accettato bene la manifestazione e ha dato una mano e chi fa più fatica. E’ normale ed è giusto che sia così. Quello che ci interessa è che la manifestazione venga conosciuta, che vengano a vedere cosa facciamo. Per questo che quest’anno siamo usciti dallo stadio dove si erano tenute le precedenti edizioni, per rinnovarci anche nella formula e spostarci più vicino alla gente".

Quanto è realistica l’ipotesi che Ritmi e Danze del mondo traslochi?
"La prospettiva c’è e non è nuova. Se ci dicono che dobbiamo spostarci da Giavera qualcosa troveremo, ma sarebbe un salto rispetto alle nostre radici, una migrazione. Vedremo come sarà l’anno prossimo. Ma ora abbiamo prima di tutto a cuore questa edizione, al resto penseremo dal 26 giugno in poi".

Come spiega che questa manifestazione raccolga migliaia di persone proprio a Treviso, dove realtà come la Lega Nord hanno forte presa?
"A maggior ragione una manifestazione del genere in un posto del genere dovrebbe attirare interesse. Si ha l’impressione di Treviso come di una realtà un po’ schizoide o perlomeno molto variegata, dove gli imprenditori approfittano del lavoro immigrato, dove il tessuto associativo si sviluppa in realtà che non lo favoriscono. Molto del lavoro di inserimento degli immigrati lo curano le realtà informali, il terzo settore, il volontariato, con tutti i limiti che questo comporta.

Che ruolo hanno le istituzioni in questo?
"Le istituzioni dovrebbero interessarsi maggiormente al capitale sociale che abbiamo costruito in questi anni, che potrebbe essere usato per proporre percorsi di inserimento e contribuire a gestire anche eventuali conflitti sul territorio".

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