Gori vatra, ovvero americanizzare la Bosnia


Conosco davvero poco della cultura bosniaca.
Pigrizia, non saprei come altro definirla. Mi sono lasciata imboccare con i soliti film dei soliti paesi che trattano i soliti argomenti.
Fino ad oggi pomeriggio, l’ultimo film di un regista bosniaco a essere passato nella mia vita era stato il meraviglioso No man’s land di Danis Tanovic, un autentico capolavoro di dramma e grottesco.
 

Oggi, finalmente, è arrivato Gori vatra (lett. il fuoco brucia), tradotto in italiano come Benvenuto Mr. president.


Benvenuto Mr. president (2003) è una produzione internazionale che coinvolge Bosnia, Austria, Turchia e Francia ed é l’impressionante opera prima del regista Pjer Zalica, di Sarajevo.
La trama è apparentemente molto semplice. Siamo nel 1995 e la guerra che ha affossato il paese si può dire ormai conclusa, almeno nel suo aspetto attivo.
Di colpo, arriva nella piccola cittadina di Tešanj la notizia che il presidente statunitense, Bill Clinton, farà una visita ufficiale in quei luoghi.

L’impatto è sconvolgente.

Nel giro di pochi giorni bisogna dare una facciata nuova e “internationally correct”
ad un impianto post-bellico corrotto e traviato dall’odio etnico.

C’è una banda di paese da riformare, una bandiera da conoscere e riconoscere, una collaborazione con i serbi da avviare per imposizione delle forze internazionali, ci sono buone azioni create ad hoc da mettere in mostra.
Ma per chi vive a Tešanj é il ritorno alla normalità l’impresa più titanica.

Non è difficile appendere bandiere o imparare The house of the rising sun, la vera lotta é tornare a vivere in un clima di pace. Tornare a cantare, a guardarsi in faccia, a perdonare se stessi e i propri cari per la miseria umana. Tornare al proprio lavoro, o alla propria casa, quando ancora esistano o abbiano un senso.

In realtà, a ben pensarci, ci sono scene e dialoghi che da soli meriterebbero la visione del film. Dialoghi come questo, che si svolge in piena notte tra il generale americano che fa footing e il sindaco di Tešanj. Scambi comici, ma che sottendono dibattiti eterni su terrorismo e diversità culturale.


Ti terorista? 

 

Mozda sam supak al terorista …ne… 

 



Sei un terrorista?

Posso essere un imbecille, ma un terrorista… no…

 

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